N°22/KL
I due cani giocavano davanti alla porta e Geneviève guardandoli si disse : “Come eravamo ingenui !
Domenica, il fatto che Gringo fosse venuto da solo da Napoli a Torre del Greco non
ci apparve strano ! Adesso sono certa che Eric era venuto dintorni della villa, mi sto domandando se aveva abbandonato Gringo apposta con lo scopo di incontrarci”.
Geneviève provò di parlare in francese a parole coperte con Annie, ma la poliziotta lanciò a loro uno
sguardo così fulminanate che Annie le fece segno di tacere.
Nel frattempo Lorenzo rispondeva all’interrogatorio. Le sue risposte furono pressapoco le stesse di
quelli di Geneviève. Poi fu chiamata Annie. Il commissario le domandò :
- Ieri a Napoli dove è andata con Signor Granville ?
- Visitare il centro storico, poi a fare una passeggiata sul lungotevere.
- Non siate andati al museo archeologico ?
- No, devo confessare che l’archeologia non mi interessa molto, preferisco l’arte medievole
E il Rinascimento
- Sa se la Signorina Morel ha incontrato qualcuno nel museo ?
- Penso di no, non conosce nessuno a Napoli.
- Alla villa Tina a Viarregio c’erano dei francesi ?
- Si, un gruppo di turisti francesi arrivò la vigilia della nostra partenza.
- Aveva fatto conoscenza con qualcuno ?
- Non veramente. Ho parlato con alcuni tra loro a proposito del loro viaggio. Niente di più.
- Bene, se lei si ricorda di qualcosa d’importante, la prego di farmelo sapere.
Il commissario andò nel soggiorno e domandò :
- Quali sono i vostri progetti per la settimana ?
Lorenzo risponde :
- Mercoledì avevamo l’intenzione di andare a Capri nella casa di Carlo, il nipote della
Signora Ventura e volevamo restarci fino al sabbato mattina. La domenica le mie due amiche devono
partire per Parigi, le condurrò all’aeroporto di Napoli e poi andrò a Bari.
Il commissario riflette un poco, andò sulla terrazza con la poliziotta, discussero insieme
poi tornò dicendo :
- Potete partire per Capri ma datemi l’indirizzo e il numero del telefono della casa dove
soggiornerete in caso di bisogna.
Quando andarono via, Sofia disse “Uffa!!! Quale storia, quale aventura e tutto questo a causa
di un piccolo cane”.
E Brutus sospirò e pensò : “Un piccolo e povero cane che è adesso un orfano!”
“ Sofia, ti prego apri il tuo bar, abbiamo veramente bisogno di una bevanda forte” disse
Lorenzo.
N°23/FT
Andato via il commissario, i tre amici decisero di salire sul Vesuvio accompagnati dai due cani. Era la
loro ultima giornata a Torre del Greco e avevano bisogno di distendersi.
Nel frattempo, di ritorno al commissariato, Camilleri trovò sulla scrivania il rapporto tecnico sulla
macchina di Dujardin. Il freno era stato guastato apposta. Dunque si trattava di un assassinio. “Un caso molto complicato”, si disse mettendosi a scrivere appunti :
- Eric Dujardin : Francese. Assassinato per motivi ignoti. Guidava una macchina da noleggio.
No documenti tranne la patente di guida francese rilasciata nel 1965. Nato il 17/05/1947
a Parigi. Indirizzo probabilmente superato. Foto scattata 42 anni fa. Sembra sua, ma potrebbe anche essere di un altro. Incaricato da X di incontrare G. Morel domenica 24 nel museo. Non la
conosceva Apparentemente non l’ha incontrata, dato che ha usato l’astuzia del cane smarrito
per mettersi in contatto con lei.
- Geneviève Morel : Non dice tutta la verità. Era al corrente dell’appuntamento fallito nel museo. Molto
probabilmente conosce X.
- Annie Martin-Brisson : coinvolta per caso nella faccenda. Sa di più di quello che ammette, ma tace per
solidarietà.
- Sofia Ventura : Sembra al di fuori di tutto. Secondo quello che ci ha detto ieri prima del
ritorno
dei francesi da Amalfi, ha ricevuto una telefonata da Lorenzo Granville sabato verso l’una. La chiamava da una stazione di servizio per domandarle di accoglierlo con tre amici. Quando è arrivato
con le due donne, Sofia gli ha domandato dove era il terzo amico. Ha risposto che non
si era spiegato bene : voleva dire che erano in tre. Sofia non ci ha fatto caso. Il terzo “amico” con ogni probabilità era X.
- Lorenzo Granville : probabilmente anche lui coinvolto per caso, ma mente a proposito dell’
ospite sparito. Ha proposto a X di portarlo a Torre del Greco. Perché ? Era evidentemente una decisione improvvisa.
- X : Era con i tre francesi all’una di sabato 23. Cioè nella stazione di servizio dove si
sono
fermati. Pensava allora di andare a Torre del Greco, ma qualcosa è successo. Come e perché era con i francesi ? Di sicuro, non li ha incontrati nella stazione, non era nemmeno un autostoppista.
Dunque li ha conosciuti a Viareggio e stava viaggiando con loro.
In conclusione :
- Devo rivedere i tre francesi e minacciarli di accusarli di falsa testimonianza.
- Si deve anche indagare a Viareggio.
Alzò il ricevitore del telefono per chiamare il suo vecchio amico Giorgio Fortini , il commissario di
Viareggio. ma fu interrotto da Silvana, la poliziotta carina, che avendo bussato alla porta, entrò e disse :
- Mi scusi, Signor commissario, ma abbiamo appena ricevuto un e-mail dalla polizia francese.
Eric Dujardin, nato a Parigi, il 17/05/1947 è morto il 12/11/2005 a Marsiglia dove faceva il cameriere.
- Grazie, Silvana. Altro da dirmi ?
- Si, i francesi sono qui. Desiderano
vederla.
N°24/KL
Aspettando di essere ricevuti i tre amici continuarono a discutere a proposito dell’ atteggiamento da a
dottare durante l’intervista con il commissario. Mentre camminavano sulla pendice del Vesuvio
soppesarono il pro o il contro di tutti i punti di cui volevano parlare al commissario.
Geneviève mostrò la lettera di Fred scusandosi di avere nascosto questo fatto. Alla fine tutti e tre si
resero conto che nascondere una parte della verità poteva soltanto recare pregiudizio a loro e di
conseguenza decisero di dire tutta la verità. Lorenzo era certo che la polizia indagherà a Viareggio e probabilmente anche alla stazione di servizio. Chi sa? Forse qualcuno aveva notato
Fred laggiù.
Il commissario Camilleri entrò nella sala di attesa e li pregò di seguirlo nel suo ufficio e di sedersi,
poi disse con una voce benevola :
- Qual buon vento vi porta ?
Lorenzo rispose :
- Primo, La prego di permettermi di parlare a nome mio e anche di quello delle mie due amiche.
Il commissario fece segno di assenso.
- Signor commissario, vogliamo pregarla anche di scusarci per avere nascosto una parte della
verità; abbiamo paura di essere mischiati in questa faccenda strana, ma dopo avere riflettuto insieme, decidemmo di dirle tutto ciò che conosciamo a proposito di quest’affare.
Volevamo semplicemente trarci d’impaccio ma ci rendiamo conto che non era la buona soluzione.
E Lorenzo spiegò tutto in dettaglio al commissario; quest’ultimo sembrò convinto dell’innocenza di
Lorenzo e delle due donne. Li felicitò anche per la loro onestà e per il corraggio di prendere la buona decisione. E accompagnandoli verso l’uscita domandò alla poliziotta di notare gli
indirizzi delle due
donne a Parigi e quello di Lorenzo a Torino.
Il terzetto ritornò a Torre del Greco dove Sofia li aspettava con una cena squisita durante la quale
Lorenzo le disse tutta la storia. Sofia anche li informò che aveva deciso di adottare Gringo, un cane così carino e così ben educato, non era umano mandarlo al deposito municipale o
darlo alla “Società
Protezione Aimali”. Quando Brutus sentì la buona novità, ebbe un sospiro di sollievo.
L’indomani mattino prima di partire presero tutti insieme la prima colazione e Sofia accese la TV per
sentire le informazioni. Con stupore udirono l’ultima notizia :
“Oggi alle sette del mattino nel Hotel MAJESTIC a Napoli, la cameriera entrando in una “camera con il vassoio della prima colazione, ha scoperto il corpo senza vita di un certo “Frederic Maurin,
un francese
noto, collezionista di pistole antiche. Sul corpo non c’è né
“ ferite, né tracce di strangolamento. La polizia ha aperto una inchiesta.”
N° 25/FT
Dopo un momento di stupore, Lorenzo si rese conto che Geneviève era pallida come una morta.
- Dai ! le disse abbraciandola affettuosamente. E’ una notizia tragica e siamo tutti scossi,
ma adesso non c’è niente da fare e dobbiamo partire per Capri. Pensa a Carlo che sta aspettandoci alle undici e ai tre giorni meravigliosi davanti a noi.
I tre francesi seguiti da Brutus, malinconico anche lui, salirono nella vecchia Fiat di Sofia che doveva
portarli al porco d’imbarco a Napoli. Giunti là, baciarono calorosamente l’amica ringraziandola di tutto
quello che aveva fatto per loro.
- E’ stato un vero piacere, rispose. Comunque vi aspetto sabato per un’ultima notte a casa
mia. Buon soggiorno a Capri. Baci a Carlo.
Sulla nave, Geneviève si sedé pensierosa su una panchina, lasciando Lorenzo e Annie camminare
su e giù sul ponte. Non poteva fare a meno di pensare a Fred. Chi era stato ? Un uomo onesto colto malgrado lui in un affare losco finito tragicamente o un personaggio di romanzo noir ? Si
domandava
anche se c’entrassero nella sua morte le loro dichiarazioni al commissario. Probabilmente no. Chi
avrebbe potuto sapere quello che avevano detto ? E tanto rapidamente ? Però provava un senso di colpevolezza. E cosa pensare della sua scomparsa : assassinio, suicidio o morte naturale ? A un
tratto
ebbe voglia di rileggere la sua lettera. L’aveva consegnata a Camilleri dietro sua richiesta, ma ne aveva
fatto una fotocopia prima di recarsi al commissariato. Tirò fuori dalla borsetta la busta di Fred che aveva tenuta per infilarci la fotocopia. Aprendola, si accorse che c’era qualcosa di scritto
in basso all’interno,
una sola riga poco visibile. Strappò la busta e ci lesse : “Dominique Gendel, 5 rue Saint-Jacques, Paris”. Turbata da quello che le sembrava un messaggio d’oltretomba, si ricordò che Dominique
era il nome
della persona che aveva firmato il biglietto della borsetta blu. Dopo un minuto di esitazione, pensò :
“Questo poi è troppo. La commedia è finita, almeno per quanto mi riguarda”.
Del resto stavano arrivando a Marina Grande, il porto di Capri. Lorenzo e Annie, avendo scorto Carlo sul
molo gli facevano grandi segni con la mano. Geneviève li raggiunse e scesero insieme.
- Benvenuti a Capri, disse Carlo baciandoli. Sono venuto con la barca; è più commodo della macchina per
raggiungere la villa nei pressi di Marina Piccola, sulla riva opposta dell’isola.
Vedo che le vostre borse sono leggere e spero che salirete facilmente la sessantina di scalini che conducono alla casa. Vi aiuterò.
Sulla barca che stava aggirando Capri ad est, Geneviève, mentre ammirava la massa imponente dell’i
sola, la stupenda bellezza del mare e degli scogli scuri che ne emergevano, godendosi anche il calore
del sole sulle spalle, comminciò a dimenticare a poco a poco l’incubo delle ore precedenti. Con la coda dell’occhio notò metà divertita, metà invidiosa che Lorenzo, avendo trattenuto Annie per
impedirle di
cadere, la stringeva fra le braccia un pochino più a lungo del necessario.
Un mezz’ora dopo, Carlo fermò la barca ai piedi della parete rocciosa nella quale erano tagliati gli scalini
da salire. Il posto era bellissimo : un piccolo promontorio alla cima del quale si ergeva una casa dal tetto a terrazza, abbastanza antica, rimodernata grazie a due vetrate sui lati opposti del
soggiorno.
N°26/KL
Ciascuno dei tre amici ebbe una camera da letto con una bella vista dalle finestre. Si
sistemarono presto e Carlo li chiamò per pranzare sulla terrazza. Un pranzo molto piacevole, Carlo era
veramente un buon cuoco.
Dopo il pranzo andarono a fare una passegiata lungo la baia di Marina Piccola, ammirarono
lo Scoglio delle Sirene e la bella spiaggia. Si riposarono sulla piazzetta aspettando Carlo il quale
invitarono a cenare al ristorante. Ritornando a casa erano morti di stanchezza e dormirono cullati dal
fruscio delle onde.
L’indomani Carlo li condusse in macchina a Anacapri e tutti insieme presero la seggiovia per
raggiungere la vetta del Monte Solaro, rallegrandosi, nel frattempo, di una splendida vista su Anacapri
e sul Golfo di Napoli. Lassù visitarono i resti del “Fortuni di Bruti”e poi si rilassarono in un bar
ammirando il paesaggio dal quale non si poteva stancarsi.
Dopo Carlo li condusse dalla viale Axel Munthe fino alla villa San Michele costruita da Axel Munthe che
visse qui più di cinquante anni; questa villa appartiene adesso al Centro culturale svedese che l’ ha
trasformata in un museo e anche ci ha organizzato alloggi per scrittori, artisti e ricercatori svedesi. La
villa è circondata da un giardino di rara bellezza e da un parco naturale per la protezione degli uccelli
migratori e della vegetazione mediterranea.
Di laggiù il piccolo gruppo andò ad Anacapri, si fermò davanti alla Casa Rossa così sorpredente e tornò
a casa.
Mentre Carlo preparava, con l’aiuto di Annie, delle bevande dissetanti accompagnate dai cantuccini,
Geneviève andò nel giardino con Brutus per farlo correre e quando tornò sentì la voce di Lorenzo che
stava leggendo il giornale che aveva comprato sulla piazza Vittoria a Anacapri :
“L’inchiesta della polizia italiana a proposito della morte di Fredéric Maurin continua, ma i “resultati sono strani. Sarrebbestatoavvelenato da una inalazione di una tossina derivata
dai “semi del ricino comune, si chiama “ricina, pianta al veleno-killer”, la forma gassosa è utilizzata “oggi dai terroristi, questo veleno
agisce sulle cellule bloccandone la sintesi delle proteine.
“La forma per inalazioni provoca danni ai polmoni e può uccidere nell’arco di tre ad otto ore.
“Questo vorrebbe dire che qualcuno utilizzò uno “spray” con questo veleno nella camera del “Signor
Maurin mentre lui dormiva, non può essere un suicidio perché la polizia non ha trovato “la bombola.
“D’altra parte perché è stato ucciso ? Secondo un articolo pubblicato ieri dalla stampa francese
la polizia francese ha scagionato il Signor Maurin per la faccenda di traffico di armi, aveva la prova che
l’unica cosa che F. Maurin ha fatto era di proporre al suo amico (coinvolto in questo “traffico) di pagare
la cauzione che lui non era in grado di pagare. Il misterio resta irrisolto.
“Chi lo ha ucciso e per quale ragione ?"
N° 27/FT
Vedendo l’aria interrogativa di Carlo, Lorenzo gli spiegò come erano stati coinvolti a loro insaputa in quell’avventura tragica.
- Siamo un po’ scossi, concluse, perché sembrava un uomo abbastanza simpatico, ad ogni
modo fuori del comune e divertente. E poi, aggiunse sorridendo, a quanto pareva trovava
la nostra brunette molto attraente.
Quest’ultima osservazione assieme allo sguardo di Carlo apposto su di lei mise Geneviève a disagio
e lei rimase pensierosa durante tutta la cena. Comunque erano tutti stanchissimi e finito il pasto
andarono a letto senza indugio.
Prima di addormentarsi, una volta di più, Geneviève si mise a pensare a Fred. Se non era implicato
in un traffico d’armi, di sicuro era coinvolto in un affare criminale come lo provava la sua morte e quella
di Eric. Ma quale ? E a che titolo ? “Boh ! si disse, questo non mi riguarda più”, mentre in fondo alla sua mente un diavoletto le sussurrava : “A meno che, di ritorno a Parigi, tu vada a fare un
giro dalla parte di Dominique”. “Neanche per sogno” replicò lei, chiudendo gli occhi.
L’indomani, verso le dieci, tutti si ritrovarono attorno alla tavola del soggiorno a fare colazione. Riposati, rallegrati dal sole che brillava gradevolmente, avevano superato la tristezza della
sera precedente.
- Per la vostra penultima giornata di vacanze, disse Carlo, vi propongo di fare il giro
dell’isola in barca. La donna di servizio ci ha preparato un picnic, senza dimenticare una
o due bottiglie di vino bianco che terremo in fresco nel mare. Potremo visitare le grotte e
fare il bagno in posti bellissimi ignoti ai turisti.
- E dopo, vi invito tutti e tre a cenare in un ristorante simpatico, concluse Lorenzo.
Fu una bellissima giornata dedicata al sole, al mare, ai giochi di luce nella penombra delle grotte,
al piacere di sentirsi bene, ma anche all’amicizia, alla complicità che stava sviluppandosi tra i quattro
nuovi amici.
Nel tardo pomeriggio, al ritorno dalla gita, prima di fare la doccia, Geneviève andò sulla terrazza a
godersi un ultimo bagno di sole. Estesa bocconi su un materasso si mise a pensare a Carlo. “Sono
stata ingiusta con lui, si disse. Non è affatto il Don Giovanni che la mia immaginazione di fanciulla
aveva creato. E piuttosto simpatico : intelligente, certo; generoso, probabilmente; seducente, senza
dubbio e più che venti anni fa. Era allora il Vittorio Gassman di Il sorpasso, latin lover e gran parlatore. Adesso sarebbe piuttosto quello di Profumo di donna, più
vissuto, meno espansivo. Era strano
rivederlo così, ma finite le vacanze, secondo ogni probabilità, non ci vedremo più. Peccato”.
A questo punto, vide un’ombra avvicinarsi sul pavimento della terrazza, mentre Carlo le stava dicendo :
- Lo sai, Geneviève, che devo andare a Parigi a novembre. Il museo del Louvre organizza un simposio sui bronzi antichi e mi hanno domandato di parlare delle ricerche che stiamo facendo alla
Sapienza. Credo che anche tua madre ci debba partecipare.
- Allora devi assolutamente venire da noi, disse Annie che era arrivata nel frattempo. Abbiamo
una camera degli ospiti ed è molto comodo andare da Neuilly al museo. Ci vuole appena una mezz’ora.
N° 28/KL
La sera i quattro amici andarono a cenare al ristorante sulla bella piazzetta del villagio. Decisero
di non parlare durante la cena della strana avventura che era successa loro.
- E’ peccato che dopo domani dobbiamo separarci. Ci intendiamo così bene tutti i quattro! disse
Geneviève
- Ma la separazione non sarà lunga . Carlo verrà a Parigi in novembre, e Lorenzo pensa di venire in dicembre per il Natale, rispose Annie.
E Geneviève si disse che l’amicizia tra Annie e Lorenzo sembrava essere sempre più stretta.
Quando tornarono a casa, Brutus fu molto felice perché era solo tutta la giornata. Ma doveva
ammettere che non era un fan delle passeggiate in barca.
Lorenzo notò che c’era un messaggio sul suo telefonino che aveva lasciato a casa. Il messaggio
era del Commissario Camilleri che domandava di chiamarlo, senza fallo, sabato mattina alle otto.
Cosa che fu fatta l’indomani. Il Commissario gli disse :
- Volevo tenervi al corrente a proposito dell’ affare Maurin e anche domandarvi se avete dell’
informazioni concernente un certo Dominique Gendel. Questa persona mi ha chiamato da Parigi, due
giorni fa. Era vecchio amico de F. Maurin, fu contatto dalla polizia parigina a proposito di uccisione di
F. Maurin e aveva ricevuto il permesso di venire a Napoli per rimpatriare il corpo di Fred dato che quest’ultimo non ha più nessuno della sua famiglia ma possiede una cripta famigliare al
cimetiere di Neuilly. Ma, non è tutto, ieri il Commissario Rivière, una collega francese che conosco bene, mi ha
chiamato da Parigi. Indovinate
perché ! L’appartamento di Fred a Neuilly è stato svaligiato. Malgrado un sistema sofisticato
dell’allarme, lo svaligiatore è entrato dal balcone. Ha tagliato i vetri della porta e poi le vetrine dove si trovavano le pistole antiche. Tutta la collezione è scomparsa. Tutto
è stato fatto senza rumori, i vicini non hanno sentito niente. Il solo indizio che la polizia ha trovato era un pacchetto vuoto di sigarette della
marca italiana MS !!!
- Questo è realmente incredibile. Vuole dire che lo svaligiatore sarebbe italiano ?
disse Lorenzo.
- Non lo sappiamo ancora. Stanno esaminando le impronte digitali e i DNA che ci trasmetteranno.
Signor Lorenzo, ho un’altra domanda da farle. Il Comissario Rivière mi ha domandato se F. Maurin
aveva un telefonino perché potrebbe trovare delle informazioni sui numeri di telefono in memoria,
i numeri di persone che l’avevano chiamato e forse qualche messaggio lasciato che lui non ha avuto il tempo di cancellare.
I miei poliziotti non hanno trovato né agenda né telefonino nella sua camera, ma Lei e le due donne
avevano notato se ne aveva uno ? domandò il Commissario.
Lorenzo rispose :
- Per quanto mi riguarda, non ho visto mai Fred Maurin con un telefonino e non lo sentivo mai parlare
di Dominique Gendel. Ma credo che le mie amiche si stanno svegliando, porrò loro queste due
questione e lo chiamerò un poco più tardi.
- O.K.! tra poco allora !
N° 29 /FT Epilogo
Un anno è passato. Adesso, Genviève si trova nel aereo per Roma, ma stavolta è sola. Va a ritrovare i
l marito Carlo. Si sono sposati la primavera scorsa, ma hanno deciso di vivere ciascuno nel proprio
paese, lui a Roma, lei a Parigi. Però si incontrano spesso, durante i week-end e le vacanze. Quando
lei se ne va, Brutus rimane a Neuilly dove si sente bene particolarmente quando le figlie di Annie
vengono a vedere la mamma. Juliette e Chloé viziano il vecchio cane che prova verso di loro dei
sentimenti da nonno. Lorenzo viene spesso a Parigi a vedere i genitori e la figlia e non manca mai
di visitare Annie o di portarla al ristorante o a teatro. Però il flirt iniziato tra loro a Capri non si è
trasformato in un legame più forte. Forse più tardi, chi sa ?
I ricordi dell’estate scorso assalgono Geneviève. “E dire che eravamo andate in Italia per riposarci in
posti tranquilli”, si dice...”Un’ottima idea ! Che strana avventura, nella quale tutta l’apparenza ingannava : Fred, un trafficante d’armi o d’altre cose ? Falso ! Eric, un suo alleato ammazzato
mentre stava
aiutandolo ? Falso ! Dominique, un massone che combinava affari criminali ? Falso ! Il biglietto
della borsetta blu, un messaggio cifrato per ingannare nemici ? Falso ! Lo svaligiatore del
Bd d’Argenson, un italiano ? Falso !”.
La rivelazione della verità era venuta da quest’ultimo. Era, per così dire, un svaligiatore di professione, francese (il pacchetto di sigarette era un inganno). Arrestato grazie a qualche
goccia di sangue
rimasta su una scheggia di vetro, aveva confessato tutto quello che sapeva, ciò che non era un
gran che, ma fu l’inizio dell’inchiesta. Di fatto, era stato impegnato da un’organizzazione di spionaggio industriale che era alla ricerca di un documento sparito, una volta nascosto nella
pistola acquisita da
Fred a Pisa. La gang l’aveva sistemato nell’arma probabilmente per passare la dogana più facilmente
con tutti i documenti regolari forniti dal banditore dell’asta. Uno di loro doveva comprarla alla vendita
a tutti i costi, ma aveva avuto un incidente stradale e non era riuscito ad esserci in tempo.
Quanto a Fred, lui era soltanto alla ricerca di pistole preziose, con l’aiuto di Dominique, un antiquario.
Erano amici fin da bambini e, per scherzare, continuavano a scriversi biglietti criptati come lo facevano quando erano insieme a scuola. Quello della borsetta blu aveva per solo scopo di fissare
a Fred un appuntamento con Eric, uno dei loro “procacciatori” in Italia, dove si era sistemato sotto un falso
nome in seguito a certi problemi in Francia. Conosceva benissimo l’ambiente degli antiquari e dei collezionisti e era allora a Napoli sulle tracce del proprietario di un’arma eccezionale del
primo
ottocento, alla quale Fred si interessava.
Contattato dalla gang, Eric aveva accettato di provare a ricomperare la pistola da Fred per conto loro.
Aveva domandato una somma abbastanza importante e si era fatto pagare in anticipo. Poi, aveva
detto loro che Fred non aveva più la pistola e aveva rifiutato di restituire il denaro. Siccome poteva
essere anche un testimone pericoloso, l’avevano ucciso. Era lui che aveva infilata la lettera di Fred
nella borsa di Geneviève e stava per contattarla a quanto pare per ottenere certe informazioni
personali da lei come il suo indirizzo a Parigi.
Scomparso Eric, l’unica speranza della gang era in Fred stesso. Uno di loro si era introdotto nella
sua camera al’Hôtel Majestic. L’aveva addormentato col gas per perquisire la stanza con comodo.
Però di fatto, la pistola non c’era. E così, pensando che Fred l’avesse forse mandata a Parigi,
avevano fatto svaligiare l’appartamento di Neuilly.
Naturalmente ci vollero mesi alla polizia francese e a quella italiana, aiutate da Interpol, per giungere
a queste conclusioni. E ancora adesso certi particolari sono solo ipotesi verosimili.
Gli agenti dell’organizzazione non si conoscevano tra loro e sapevano solo quello che dovevano fare.
L’uomo che si era messo in contatto con Eric, arrestato a Salamina qualche mese più tardi, era un
po’ più al corrente degli altri, ma non abbastanza per chiarire tutti i punti. e non era stato possibile
risalire ai dirigenti dell’organizzazione, né sapere dove erano andate a finire le pistole dell’
appartamento di Neuilly e quella acquisita a Pisa.
Adesso, l’aereo sta arrivando a Roma. Mentre allaccia la cintura di sicurezza, Geneviève si dice,
sorridendo : “Tutto sommato, in un certo senso, era anche un traffico d’armi”.
FINE