Mardi 19 février 2008 2 19 /02 /Fév /2008 16:34
Roman collaboratif écrit  par deux étudiantes de langue maternelle française apprenant la langue italienne.
Le disavventure di due francesi in Italia
o
Due ragazze in macchina
(senza parlare del cane)
N° 1/ FT
Erano depresse quella sera, Geneviève e Annie, tornando dall’ufficio all’appartamento che avevano affittato insieme da qualche mese. Tutto andava male : lavoro, uomini, salute..
-        Se prendessimo qualche giorno di vacanze ? disse Annie. Ne ho bisogno. Mi fa male lo stomaco, non sopporto più la sola vista delle bollette della ditta, e adesso che Juliette e Chloé hanno deciso di vivere con il padre, sono libera di fare quello che mi piace. Ho un sacco di ferie arretrate (RTT) da prendere e sto sognando una piaggia soleggiata con un mare blu. Che ne pensi ? Anche tu hai una brutta cera e di sicuro troppi RTT .
-        E vero, non ne posso più. Gli operai minacciano ancora di mettersi in sciopero, sono stanca morta, e non mi dispiacerebbe lasciare il boss a cavarsela da solo. Dopo tutto, è un problema suo. Di più, Nicolas sembra più freddo di giorno in giorno e anche io mi chiedo se io sia ancora innamorata di lui.
-        OK, allora andiam’, andiam’, andiamo.
-       Ma dove ?
-        Non importa. Di che cosa hai voglia : vedere la mostra Tintoretto a Londra ? Abbronzarti sulla spiaggia di Hammamet ? Ammirare il tramonto sul Bosforo ? Visitare Pompei e salire sul Vesuvio ?
-        L’Italia mi andrebbe bene. Potremmo partire in macchina, senza una precisa meta.
-        E che facciamo di Brutus (Brutus era il cane di Geneviève) ?
-        Naturalmente lo portiamo con noi.
                                 
2/KL
 
- Adesso che abbiamo deciso di andare in Italia dobbiamo preparare bene il nostro viaggio.
 Quanti giorni di vacanze hai ? Io ho due settimane di vacanze e dieci
 giorni di RTT che mi restano, e tu ?                                                                
- Tu sei fortunata. A me restano una settimana di vacanze e sette giorni di RTT, dunque      potremmo partire soltanto per due settimane. Se partiamo con la machina ci vorrebbe una buona giornata per traversare la Francia fine alla frontiera : a Courmayer o Modane ...
- No, no, no, tu sai bene che non mi piace di traversare le montagne con la macchina, ciò mi dà delle vertigini e mi sembra che Brutus anche non appreza le curve a gomito.   Di più l’anno scorso abbiamo già visitato l’Italia del Nord : il Trentino, la Lombardia, l’Emilia e il Veneto. Ho un altra idea. Perché non prendiamo il “Train Bleu” di notte, da Parigi a Nizza. Potremmo imbarcare la macchina sul treno e così arrivare la mattina seguente senza fatica. Poi con la macchina prenderemo la direzione di Genova con la strada che traversa tutta la Riviera, visiteremo le belle città come San Remo, Imperia e Savone e quando saremo arrivate a Genova decideremo dove andare dopo... Che ne pensi ?
Tu sai, sono stanca, devo ancora uscire per una passegiata con Brutus. Penso che dobbiamo andare a dormire e prenderemo la decisione finale domani. E poi, una          
questione : Tu sei certa che il “Train Bleu” esista ancora ? Oggi tra Parigi e Nizza
circolano i TGV.
 
3 / FT    
La mattina seguente si svegliarono riposate e di buon umore.
-    Dobbiamo dapprima scegliere il posto nel quale vogliamo iniziare il nostro
      soggiorno, disse Annie.    .
-        Siamo stanche tutte e due e mi sembra che sarebbe meglio passare quattro o cinque giorni in un posto tranquillo a rilassarsi, abbronzarsi e riprendere le forze. Una spiaggia ci andrebbe bene. Poi vedremo ciò che ci piacerà di più, secondo le nostre forze.
-        Sono d’accordo. Allora diciamo Viareggio. Va bene ?
-        Va bene per Viareggio. Quando ?
-        La fine giugno, prima che le vacanze comincino e quando il sole è gia caldo.
 
Guardarono il calendario e decisero di partire il sabato16 e di ritornare il primo luglio che era una domenica. Trovarono su Internet un albergo molto simpatico, l’hotel Villa Tina, nel quale si accettavano i cani ed era possibile anche noleggiare delle biciclette !
Il problema del viaggio era più difficile da risolvere. Per essere in grado di prenotare i biglietti di ritorno, occoreva sapere grosso modo in quale regione sarebbero andate dopo i giorni di riposo. Esitavano tra due possibilità : rimanere nel nord a visitare la Toscana e gli scavi etruschi o scendere al sud nei pressi di Napoli e del Vesuvio, da dove si poteva andare a Capri, a Pompei e Ercolano, o persino più in là fino a Paestum. In questo caso partire con il treno per Nizza non era più possibile. La soluzione sarebbe di prendere l’aereo per Pisa, noleggiare una macchina all’aeroporto e ritornare a Parigi in aereo da Napoli. In ogni modo, prendere l’aereo era più comodo con Brutus. I cani non sono ammessi nelle carrozze cuccette a meno che i loro proprietari occupino tutto lo scompartimento e viaggiare con auto al seguito si fa naturalmente sui treni notte.
-        Posso lasciare Brutus a mia madre, disse Geneviève senza convinzione.
-        Brava, pensò Brutus. Pronta a piantarmi così per andare a vedere delle vecchie case senza tetti e una piccola montagna che fuma ! Che vergogna !
-        Assolutamente fuori discussione, rispose Annie.
-        Uffa ! fece Brutus.
 
Finalmente scelsero l’opzione Napoli e il 16 giugno.
 
4/KL
La settimana seguente le due amiche erano molto occupate con la preparazione del loro viaggio. Annie fece le prenotazioni per l’aereo e l’hotel a Viareggio. Geneviève andò con Brutus dal veterinario affinché quest’ultimo gli desse delle compresse tranquillizzanti, così il cane sarebbe stato meno stressato nell’ aereo
Il 16 giugno sono andate all’aeroporto tre ore prima del decollo : Brutus doveva viaggiare in una gabbia speciale che sarebbe stata sistemata nella stiva dell’ aereo. Brutus ha inghiottito senza diffidarsi le compresse nascoste nel carne e alcuni minuti dopo si è addormentato.
- Sono molto eccitato di viaggiare in aereo per la prima volta , pensò Brutus, ma perché i miei occhi sono di colpo così pesanti di sonno ?
 
Le due amiche si sono sistemate nell’aereo che ha decollato all’ora prevista. Con un pranzo leggero che è stato servito a loro, hanno deciso di bere dello “champagne” discutendo dei loro progetti di viaggio. Geneviève era un poco inquieta a proposito di Brutus.
- Non ti preoccupare, Geneviève, Brutus sta dormendo e le compresse devono agire ancora per una ora, normalmente dobbiamo atterrare in un mezzo d’ora.    
Ad’ un tratto una delle hostess ha annunciato che il comandante pilota ha una comunicazione importante da farci :
- Signore, Signori, purtroppo non abbiamo l’autorizzazione di atterrare all’aeroporto di Pisa, è chiuso, un commando di terroristi ha preso in ostaggio un aereo : esigono il ritiro delle truppe italiane in Iraq. Siamo obbligati di atterrare a Firenze !  Un autobus vi condurrà a Pisa - Prego, scusateci, ma è impossibile di fare altrimenti.
Annie e Geneviève avevano una aria desolata. Poi Annie, che è la più intraprendente, ha proposto alla sua amica :
- Perché andare a Pisa ? A Firenze possiamo noleggiare una machina e andare a Napoli passando ad Arezzo dove tu non avevi mai visto la basilica con gli affreschi di Piero della Francesco, poi a Perugia, una città con tante cose a vedere, e infine a Tarquinia. Tu che ami tanto la cultura etrusca, non ti piacerebbe questo programma ? Ma vedo che non mi ascolti ? Che cosa succede ?
- Penso a Brutus, l’effetto della medicina si fermerà tra venti minuti ... Provi di immaginare il poverino come sarà spaventato quando si sveglierà nella sua gabbia !!...
 
 N° 5/FT
Intanto gli altri passageri, sbalorditi e intimoriti in un primo tempo si erano calmati. Il comandante di bordo aveva dichiarato che tutto andava bene a Firenze dove arriverebbero alle due. Faceva bello, la temperatura era di 25 gradi e il pullman stava già aspettandoli. Sarebbero a Pisa verso le quattro.
Quanto a G, finita la bottiglia di champagne, si sentiva molto meglio.
-      Non ti ricordo che abbiamo prenotato una macchina all’aeroporto di Pisa e delle camere     a Viareggio, disse. Per di più, adesso, non me la sento di andare a visitare delle chiese e degli scavi. Sono stanca morta.e voglio sopratutto riposarmi, dormire, nuotare, far niente o forse saggiare un po’ il mio italiano.
-        Parli italiano ?
-       Un po’. Mia madre era una nota specialista degli etruschi e durante tutte le vacanze d’estate mi ha trascinata nei musei italiani, sugli scavi, nei simposi. Il mio primo amore è stato un italiano, un giovane collega della mamma, incontrato alla Villa Giulia dove stava prelevando campioni dai bronzi di Cerveteri per analizzarli. Carlo si chiamava. Era brillante, bello, pieno con me di gentili premure. Assomigliava un po’ a Vittorio Gasmann. Almeno lo pensavo allora. Con lui ho fatto dei progressi immensi in italiano. Era affascinante sentirlo parlare dei percentuali di stagno, di piombo e tutti quanti nel bronzo delle figurine... E poi...
-        E poi ?
-        E poi, alla fine dell’estate, ho scoperto che era fidanzato ! Ho pianto come un vitello per due giorni di continuo. La mamma era furibonda. Che orrore ! Allora, capisci, gli etruschi, a volte, ne ho fin sopra i capelli. Però... l’italiano e gli italiani, perché no ?
-        Gli italiani... Eh ! senti un po’ ! E Nicolas ?
-        Nicolas ? E’ a Parigi Nicolas e io sono in Italia. Vedi ?
-        OK. Andremo a Viareggio.
 
Annie chiuse gli occhi e Geneviève tirò fuori dalla rete davanti a lei una rivista e si mise a leggerla. C’era un articolo umoristico sulle cose da fare prima di partire in viaggio : non dimenticare di domandare alla vicina di casa di venire a innaffiare regolarmente le piante, portare il gatto dalla cara amica, lasciare l’indirizzo delle vacanze al portiere, portare con sé le chiave, il passaporto, i documenti della macchina... “Dio mio !” pensò bruscamente, ricordandosi che aveva lasciato la patente di guida nel portaoggetti della Twingo insieme al libretto di circolazione. Aveva pensato allora che potesse lasciare quest’ultimo, dato che dovevano prendere una macchina a noleggio. Ebbe un sussulto che tirò fuori l’amica dalla sua sonnolenza.
-        Che c’è ? fece Annie.
-        Niente, rispose Geneviève. D’un tratto mi sono ricordata del mio povero Brutus. Tutto qua.
“Non bisogna dirle che la patente, non ce l’ho, pensò. A volte, lei può essere nervosa, anzi secca. In ogni 
modo, non posso più far niente. Sarò prudentissima quando starò guidando e tutto andrà bene. 
Per fortuna, Annie ha prenotato la macchina a suo nome”.
 
6/KL
L’aereo atterrò, come previsto, alle due all’aeroporto di Firenze. Il primo bagaglio che arrivava
fu la gabbia di Brutus. Il poverino aveva uno sguardo triste e faceva il broncio. Annie correse per comprare una 
bottiglia di acqua minerale e Brutus si gettò sulla scodella bevendone un mezzo litro di colpo. Poi, a poco a 
poco, sembrò contento di ritrovare Geneviève.
Il pullman li condusse all’ufficio di turismo di Pisa perché l’aeroporto era ancora chiuso. Un impiegato 
consigliò alle due amiche di telefonare alla ditta dell’aeroporto dove avevano noleggiato la macchina e dire 
che lo fecero alla stessa compagnia in città. L’agenzia si trovava a due passi dall’ ufficio del turismo. 
Ci andarono subito. Quando ebbero scelto la macchina, l’impiegato domandò la patente di guida per 
redigere il contratto, Geneviève dovette confessare che l’aveva dimenticata a Parigi.
- Non possiamo darle la macchina senza aver visto la patente e ne aver fatto una fotocopia.
Geneviève era imbarazzata ma con una voce aggressiva gridò :
- Vedi Annie, quante volte te ha detto di imparare a guidare e prendere la patente.......
- Calmati, Geneviève! Troveremo una soluzione, eccolo un tassi, prendiamolo e andiamo a
Viareggio !
Arrivarono all’hotel e la prima cosa importante da fare era di dare a mangiare a Brutus, poi fare una passegiata con lui. Verso le sette tutte due fecero la doccia.  Brutus, molto stanco di tutte queste avventure, 
si addormentò. Era tempo di scendere per cenare al ristorante, ci andarono. Il ristorante era molto piacevole, in un giardino con alberi e fiori. Il maître d’hotel le guidò verso una tavola vicino ad una vasca con un getto d’acqua e dette loro il menù. Geneviève evitava di parlare della patente e Annie essendo affamata pensò 
che era meglio di parlarne l’indomani. Aspettando i cibi, Annie riguardava attorno e d’un colpo lanciò un grido :
- Ma vedi chi è laggiù, sotto l’acacia ?
- Chi ? Quest’uomo con capelli rossi ? E molto bello, è un artista ?
-   No, è Lorenzo, il mio compagno di scuola di cui ti avevo tanto parlato. Sua madre è italiana e suo padre francese. Andavamo insieme al liceo e anche alla scuola d’architettura. Ma per me gli studi erano troppo difficili e un anno dopo presi la decisione di studiare la giurisprudenza piuttosto che l’architettura ma lui continuava. Ma purtroppo ci siamo persi di vista. Ma posso invitarlo alla nostra tavola?  Che ne pensi ?
- Si, certo, va’ !
E così, tutte le tre cenarono insieme. Lorenzo era arrivato un giorno prima, in macchina, da Torino dove lavorava. Voleva riposarsi qualche giorno a Viareggio e non sapeva ancora cosa avrebbe fatto dopo. Dopo la cena, Geneviève andò nella camera per vedere come Brutus si sentiva e poi andare a letto. Annie e Lorenzo continuarono a discutere sorseggiando del limoncello e parlando della loro giovinezza.
 
7/FT
Mentre le due ragazze trascorrono dei giorni felici a Viareggio, abbronzandosi sulla spiaggia nei loro costumi da bagno sexy, fermamoci un po’ a fare più ampia conoscenza con i nostri personaggi, che, contendo Brutus, sono adesso in quattro.
Annie, a 43 anni, è la più anziana, la più seria, la più pragmatica dei due ragazze. E alta, bionda, elegante; E` separata da poco dal marito, un medico benestante, con cui conserva dei rapporti cordiali. Le loro due figlie di 14 e 12 anni, Juliette e Chloé, hanno deciso, con il consenso dei genitori e del giudice, di vivere con il padre per motivi pratici. Così possono restare a vivere nel grande appartamento del XVI° arrondissement, nel quale si trova anche il gabinetto medico del padre, e continuare a frequentare il liceo Jeanson de Sailly con i loro compagni di classe. Però, vedono spesso la madre durante la fine settimana e le vacanze.
In seguito alla separazione, Annie ha cercato un appartamento più vicino al quartiere della Défense, dove fa la ragioniera in una ditta. Ha preso in affitto un appartamento di cinque stanze a Neuilly e siccome era un po’ troppo grande per lei sola ha proposto alla collega e amica Geneviève, che viveva in un piccolo monolocale nel quartiere della Bastille, di condividerlo con lei.
A 35 anni, Geneviève è una brunetta molto carina e intelligente. Compiuti i suoi brillanti studi è stata assunta dalla ditta in cui lavora Annie. Rigorosa nella vita professionale al suo posto di capufficio del personale, è molto più rilassata nella vita quotidiana. Non ha la minima voglia né di sposarsi né di avere figli, neanche di vivere con Nicolas, l’amante del momento. Le piace uscire con amici, ballare, andare a teatro, in piscina, giocare a tennis, ma anche frequentare i musei e le biblioteche.
Lorenzo, il nostro nuovo protagonista, è molto bello, come l’ha notato subito Geneviève. Dal padre francese ha preso i capelli rossi e la statura alta, dalla madre italiana il profilo da medaglia, e da sé stesso il sorriso irresistibile. Ha trascorso la sua infanzia a Parigi, ha la doppia nazionalità, adesso vive in Italia, ma dove sarà domani, chi lo sa ?. Non sappiamo esattamente quali furono le sue relazioni con Annie : amicizia, flirt, 
o qualcosa di più ? Forse lo sapremo più tardi, forse no. Staremo a vedere.
E` un cane molto simpatico il nostro Brutus. E`un épagneul già anziano, vissuto, pieno di sagacia. Una specie di Ulisse di ritorno a Itaca. Non gli piace molto l’arrivo di Lorenzo. Un uomo tra due donne gli 
sembra una situazione pericolosa. Brontola fra sé : “Two is company, three is a crowd, dicono gli inglesi. Eccome !” (N.d R. : per i lettori meno familiari di Brutus con la cultura inglese, questo proverbo vuol dire : 
In due si fa campagnia, in tre c’é molta gente).
 
8/KL
L’indomani mattina Geneviève si svegliò presto ma Annie dormì fino alle dieci
- Salve Annie, A che ora sei andata à letto ieri ?
- Alle due, abbiamo chiacchierato con Lorenzo a proposito del liceo, dei compagni di scuola. Lui al contrario di me, ha conservato le relazioni d’amicizia con alcuni di loro.
- Dimmi Annie, eri innamorata di lui, confessa !
- Ebbi pittosto un flirt con lui al liceo. Ma alla scuola dei “Beaux-Arts” lui mi lasciò perdere per Sophie, una studentessa più bella di me e come io lasciai l’architettura, non lo incontrai più. Poi sentii che lui sposò Sophie. Ma basta di parlare, andiamo al ristorante per la prima colazione. Ho una fame da lupi! Va’, chiama l’ascensore.
Nell’ascensore Annie disse :
- Per finire la storia di Lorenzo, adesso è divorziato, ha una figlia che vive con Sophie.
 
Dopo la colazione le due amiche andarono sulla spiagia e tornarono alla Villa Tina giusto in tempo per fare la doccia e scendere cenare al ristorante. Brutus fu molto lieto di andarci, apprezzò la freschezza del giardino; non era un fan del bagno e sulla spiaggia trovò che il sole scaldava troppo.
In basso scorsero Lorenzo che beveva un aperitivo al bar. Venne loro incontre e le invitò a prendere insieme un drink.  Poi domandò se potesse cenare con loro.
- Si, certo saremmo molto liete, venga con noi, disse Geneviève. 
 
Brutus pensò : “Uhm, quello lì, ora si incollerà a noi. Siamo stati tranquilli fino ad oggi”.
 
Durante la cena, le due amiche cominciarono a parlare del loro programma per la settimana prossima. Geneviève pensò che la migliore soluzione era di prendere il treno fino a Napoli e laggiù utilizzare i mezzi proposti dall’ufficio di turismo per visitare Sorrento e Capri , poi di riposare tre giorni ad Ischia e poi .....
- Aspetate! Ho una proposta a farvi. Devo andare dopo domani a Bari. Se volete, posso andarci passando 
da Napoli, così vi lascirò qui. Che ne pensate ?
 
“Che ne pensate” brontolò Brutus. Sono certo che accetteranno. Eccolà, è ciò che pensavo : lo avranno sulle spalle a lungo !
D’ un tratto Lorenzo si abbassò e prese Brutus sulle sue ginocchia accarezzandolo e dicendo :
- Perché brontola , non è felice di viaggiare in una bella Lancia ?
Brutus aprì un occhio e pensò, suo malgrado, che Lorenzo aveva ragione, era più piacevole di viaggiare in machina che in treno.
 
N° 9/FT
Il giovedi seguente Lorenzo era ancora a Viareggio. Dopo la cena Annie essendo stanca  andò presto a letto.
 
-         Ti piacerebbe fare quattro passi sulla spiaggia ? propose Lorenzo a Geneviève. La giornata è stata afosa e adesso che fa un po’fresco, l’aria del mare ci fara del bene.
 
Geneviève esitò un attimo. Ne aveva voglia, però andare a passeggiare di notte sola con Lorenzo poteva essere un errrore. “Boh !” si disse, “che cosa rischio ? E solo una passeggiata in riva al mare”
-         Volentieri, rispose. Brutus, vieni ? “Boh !” pensò il cane “meglio andare con loro, gli farò da chaperon.”
-         Quanto tempo pensi di restare a Bari ? si affrettò a domandare Geneviève per evitare un silenzio che avrebbe potuto essere imbarazzante.
-         Non lo so ancora. Vado a vedere degli amici che mi hanno invitato a passare qualche giorno 
con loro. Non ho fretta di tornare a Torino, aggiunse. Chissà, forse, al ritorno, potrei fermarmi 
un po’ a Napoli o a Capri.
 
Non sapendo cosa dire, Geneviève tacque. Camminarono per un momento in silenzio. Geneviève pensava 
a Annie, pensava a Nicolas, pensava a Lorenzo. Era turbata e Brutus se ne rese conto. Ritennendo opportuno di fare da diversivo, si mise a correre verso il mare. Dopo due o tre giri, si fermò di scatto, raccolse qualcosa in bocca e ritornò a zampe levate verso Geneviève a recarle il bottino.
 
Era una borsetta di plastica blu a chiusura lampo. Aperta la borsa Geneviève infilò una mano dentro, ne tirò fuori un oggetto pesante che lasciò cadere per terra.
-         Una pistola ! esclamò.
-         Torniamo all’albergo, disse Lorenzo rattaccando la pistola. Staremo più comodi per vedere cos’altro c’è nella borsa, poi decideremo cosa fare.
Disse poi, sorridendo :
-         Sembra che tu non sia solita avere un’arma tra le mani.
-         Ma sì, figurati ! Da fanciulla ho manipolato a lungo le punte di lancia etrusche che stava 
studiando mia madre – E anche quel buffone di Carlo, aggiunse fra sé. Mi domando dov’è 
andato a finire, quello. Dio mio ! I suoi genitori non avevano una villa a Capri ? Sarebbe il colmo !
-         Su, vieni a bere qualcosa in camera mia, stava dicendo Lorenzo. Ne abbiamo bisogno. Cosa ti pare ?
 
In camera, Geneviève si lasciò cadere sull’orlo del letto e, mentre Lorenzo stava preparando due bicchieri 
di champagne (i flute non c’erano), rovesciò la borsetta e ne osservò il contenuto : un pacchetto di kleenex, un pettine, una busta per biglietto da visita, nella quale c’era un foglio ripiegato, su cui era scritto in 
francese :
 
Eri nella camera di Fred la notte scorsa. Non puoi negarlo, ho riconosciuto la
tua voce. Non te lo perdonerò mai. Dominique.
 
-         Fred e Dominique sono due francesi.... cominciò Lorenzo
-         Bravo, pensò Brutus. Il principe azzurro nei panni di Rouletabille. Non ne posso più.    E chiuse 
gli occhi.
-         Ma donne o uomini ? continuò il neo Rouletabille, sedendosi accanto a Geneviève.E chi potrebbe essere Dominique : l’autore del biglietto o la persona a cui era destinato?
-         Non dovremmo riferire tutto questo alla polizia ? chiese Geneviève
-         Ma no. Guarda un po’ la pistola. E` un modello molto antico, non è carica e dubito molto che sia possibile trovare oggi dei proiettili per questo pezzo da museo. Mi sembra che tutta questa storia sia più un Feydeau che uno Chandler.
-         Aspetta un po’. Mi ricordo adesso che stasera nel ristorante c’era dietro di me un gruppo di francese e ho sentito qualcuno chiamare un tale Fred. L’ho notato, perché è un nome abbastanza raro e una mia amica si chiama così. Dovevano trascorre la notte in un albergo più grande del nostro e partire domani in autobus per Roma e di là per Napoli.
 
 
 
10/KL
Durante la notte Geneviève dormì molto male perché ebbe gli incubi, un certo Fred la minacciava con una 
pistola, poi minacciava di uccidere il povero Brutus se lei non li dava la borsetta blu ...
- Geneviève! Svegliati ! Svegliati presto! perché stai gridando tanto ?
Geneviève aprì gli occhi con difficoltà.
- Oh, Annie, grazie per avermi svegliata, ho un incubo terribile !
- Ma chi è Fred , avevi gridato questo nome qualche volta ?
- Annie, prego dammi un bicchiere di acqua poi ti racconterò.
Geneviève le raccontò della passeggiata sulla spiaggia con Lorenzo, la borsetta trovata da Brutus, la pistola, etc ...
Quando andarono al ristorante per la prima colazione, Lorenzo era già là.
- Buongiorno ! Sto aspettandola, Geneviève, questa mattina ho fatto la mia piccola inchiesta a proposito della borsetta blu e la pistola.   Avevi ragione, il gruppo di francesi che cenavano ieri in questo ristorante era andato in un altro albergo ma una persona è rimasta qui per dormire. Indovinate chi ? Signor Frédéric Maurin, collezionista noto di pistole antiche. Indovinate perché ? Poiché ha perso ieri sulla spiaggia una borsetta dove si trovava una pistola antica che aveva comprato alla vendita all’asta a Pisa.
- E tu hai dato la borsetta a Signor Maurin ? disse Geneviève con una aria triste.
- No, sto aspettando Brutus, voglio che il tuo caro cane la dia a Fred perché è lui che l’ ha   trovata.
 
Brutus brontolò : “Non sono un cane di circo”.
Ma Geneviève, come una ragazzina, batté le mani e disse :
- Si, si è una buona idea, va’ chiama Fred e dammi la borsetta. 
Fred arrivò e dopo le presentazioni Geneviève domandò a Brutus di dare la borsetta a Fred  che fu molto 
lieto e riconoscente.     .
- Non potete immaginare come sono contento, non capisco come ho potuto perdere questa borsetta. Vi inviterò a cenare questa sera, berremo  champagne... Ma come posso ricompensare questo bravissimo Brutus ?
Brutus aprì un occhio recitando il cane disinteressato.                                                                                                                            
- Penso che una gran bistecca cruda per la cena gli piacerebbe molto, disse Geneviève.
 
E Brutus sospirò di sollievo : “Youpi ! eccolà la buon’idea, un gran pezzo di carne è gradito. Sono stufo di mangiare alla moda italiana : ogni giorno pasta con tre piccolissimi pezzi di carne o di pollo spesso troppo cotti, con aggiunta di verdure strane come i carciofi, le bietole o il radicchio che butto via in fretta”.
 
11/FT                                                                                          
Si salutarono e mentre Fred stava andando a fare i fatti propri, Lorenzo portò Geneviève sul lungomare per discutere con lei dei nuovi avvenimenti.
-         Che ti pare di quel Fred ? domandò.
-         Non è male.
-         Se ti piace quel tipo di donnaiolo sui sessant’anni, con la ciocca bianca, buona fortuna...
-         Cinquanta, corresse lei.
-         Se vuoi. Ma volevo dire, che pensi tu di quella storia ? Io sono molto incuriosito, tanto più      
che ci sono fatti nuovi. Ho ritrovato in tasca il biglietto che avevo dimenticato di rimettere nella borsetta e, rileggendolo, ho osservato che c’erano tre minuscoli puntini, quasi invisibili intorno alla firma “Dominique” e nel testo, il tratto di certe lettere era leggermente più spesso, ciò che 
non si notava a prima vista. Guarda, aggiunse, mostrandole il foglio su cui si poteva effettivamente vedere :
·       Eri nella camera di Fred la notte scorsa. Non puoi negarlo. Ho riconosciuto la tua voce. Non te lo perdonerò mai(1).
-         E messe insieme quelle lettere si possono leggere : “Eric a Fred : a Napoli lunedì”, osservò Geneviève.
-         Esatto. Sarebbe dunque un messaggio di un certo Eric a Fred per fissare un appuntamento a Napoli lunedì prossimo ! E a lui trasmesso da Dominique, un massone. Bye bye Feydeau, benvenuto a Alexandre Dumas !
-         Ma, continuò lei, non sarà preoccupato di scoprire che l’ abbiamo letto, il biglietto ?
-         Penso di no, glielo restituirò con le mie scuse e un sorriso complice, da uomo a uomo, come 
se fosse la missiva di un marito geloso. Si fiderà.
-         Non potrò partire domani per Napoli senza conoscere il seguito del feuilleton. Non potresti offrire a Fred un passaggio in macchina ? Così lui potrebbe raggiungere o il gruppo a Roma o il misterioso Eric a Napoli.
-         Se Annie è d’accordo, lo farò volentieri. Anche io muoio dalla curiosità.
Andarono a trovare l’amica.
-         Per me va bene, disse Annie. Ma è molto più eccitante di quanto pensiate. Anche se la gente lo ha dimenticato oggi, Fred Maurin ha conosciuto una certa notorietà ai suoi tempi. Era uno dei giovani leoni di estrema sinistra di cui una persopnalità nota della Repubblica amava circondarsi, trotzkisti dei quartieri alti. Ora è socialista, ma non un socialista delle periferie. Viene da una famiglia di antiquari, adesso fa il sindaco in un buco sperduto della Lozère vicino al castello familiare. E possibile che sia anche deputato, chi lo sa, i giornalisti non parlano più di lui, tranne a volte i paparazzi di Voici, quando lui si fa vedere con una donna più o meno nel giro.  Ma come mai sta viaggiando in autobus con un gruppo di turisti ? Non è proprio da lui !
-         Appunto, esclamarono gli altri due insieme. E misero Annie al corrente degli ultimi sviluppi 
-         Che ne dici, Brutus ? domandò Lorenzo.
Ma Brutus non aveva opinione. Stava sognando il festino a venire.                        
 
(1)     Infatti il biglietto era scritto in francese. Ecco il testo originale : “Et tu as dormi dans la chambre de Fred la nuit dernière. Inutile de le nier. J’ai reconnu ta voix. Je ne te pardonnerai jamais cela. Dominique ». Quindi il messaggio in francese era : Eric a Fred : lundi a Napoli.
 
12/KL
Per la cena Fred ordinò un pasto particularmente delizioso accompagnato di un Brunellla di Montalcina molto apprezzato. Una grande varietà di antipasti poi vitello tonato seguito da un’anatra all’arancia e una meravigliosa zuppa inglese per finire.
Prima di cenare, Lorenzo, con una aria da cospiratore, diede a Fred il biglietto misterioso scusandosi di 
aver dimenticato di darglielo la sera della vigilia. Fred lo mise nella sua tasca dicendo :
- Non si preoccupi, questo messagio non ha nessuna importanza.
 
Brutus stava mangiando la sua bistecca enorme e stava quasi per cambiare la sua opinione a proposito 
di Fred, poi si addormentò russando.
Dopo la cena, mentre bevevano il caffè accompagnato da liquori vari, Annie annunciò :
- Domani partiremo per Napoli. Fred vuole approfittare della nostra macchina ? Ma soltanto se non ha 
molto bagagli.
- Annie è veramente molto gentile. Anch’io volevo   partire domani. No, ho una piccola valigia e la famosa 
borsetta.
Brutus rizzò le orecchie: “ Che cosa vuole dire ? Prendere Fred nella macchina ! Io che amo dormire sul 
sedile posteriore accanto a Genevieve! Adesso avrò meno spazio.”
- Se tutti sono d’accordo, vi propongo di avvertire l’albergo e di andare presto a letto; partiremo domani alle nuove !
 
L’indomani si installarono confortevolmente e per comminciare il viaggio Lorenzo condusse  la macchina. Faceva bello e l’ambiente era piacevole. Dopo due ore, Lorenzo passò il volante ad
Annie e collegò la radio per ascoltare le informazioni, in italiano. Geneviève disse :
- Lorenzo ci racconteraì le notizie interessanti perche né Fred né io non capiamo bene l’italiano.
 
Di colpo Lorenzo abbassò il volume e fece una smorfia strana che soltanto Annie notò e ad un tratto anche lei cominciò a ascoltare con attenzione lo speaker che diceva :
 
“La polizia francese sta cercando un uomo implicato in una faccenda poco chiara : il traffico di armi con un paese africano. Il trafficante principale sarebbe stato aiutato da quest’uomo; adesso la polizia italiana ha cominciato a cercarlo. Viaggiava in un autobus con un gruppo di turisti francesi e se ne è persa la traccia a Viareggio.
E’ difficile da credere che quest’uomo, collezionista di pistole antiche, rispettabile e noto in tutto il mondo, fosse implicato in questa faccenda”.
Lorenzo spense la radio, disse con una voce gaia :
- Niente di interessante, in una mezz’ oretta ci fermeremo per pranzare, d’accordo ?
Ma si rese conto che Annie aveva capito di che si trattava. Genevieve chiacchierava con Fred, ma Lorenzo 
non era certo che Fred non avesse capito qualche frase.
 
13/FT                                                                                                      
Di fatto, Geneviève aveva capito tutto (si ricorda che aveva imparato l’italiano durante le sue vacanze 
etrusche con la madre e particolarmente con il suo primo amore infelice), ma faceva finta di non avere ascoltato le notizie per osservare le reazioni di Fred. Quest’ultimo aveva capito qualche parola :”polizia francese, traffico di armi, collezionista di pistole”. Aveva ricostruito l’informazione e stava riflettendo rapidamente fra sé mentre chiacchierava con Geneviève.
D’un tratto si buttò e dichiarò :
-       Mi sembra che il giornale radio stia parlando di me, non vi pare ? Se non mi sbaglio, la polizia francese mi cerca per complicità di traffico d’armi. Non mi stupisce. Prima di partire ho saputo grazie a un amico ben informato che i giudici che hanno investigato su un traffico d’armi nel 
quale era coinvolto un mio amico, avevano scoperto che avevo proposto di versare la cauzione che lui non era in grado di pagare. Dato che la cifra era enorme, avranno pensato che fosse la prova della mia colpevolezza.  Naturalmente appena tornato a Parigi andrò a trovare la polizia.
-        Bau, bau ! fece Brutus con tono ironico.
-        Purtroppo non posso farlo subito, continuò Fred, perché ho un appuntamento molto importante dopodomani a Napoli. Allora devo nascondermi fino a lunedì. Naturalmente potete fare una denuncia alla polizia o lasciarmi nella città più vicina. In ogni modo, voi altri non correte alcun rischio : in generale turisti non ascoltano le notizie e potrete dire che non sapete niente. Di più, adesso stanno cercandomi in un autobus.
Questo discorso fu accolto con un lungo silenzio. Finalmente, Lorenzo disse :
-        Prima di tutto, dobbiamo discutere tra noi tre. Di sicuro, Fred, lei lo capirà. Allora vi propungo di fare una sosta nel prossimo autogrill. Siccome non sarebbe giudizioso per Fred di farsi vedere
 in un luogo pubblico, gli porteremo qualcosa da mangiare nella macchina, mentre noi pranzeremo rapidamente in un ristorante.
Una volta soli, i tre amici si misero a discutere. Annie era dell’aviso che non dovevano stare con Fred. Era troppo pericoloso e per di più pensava che il loro nuovo amico non era molto simpatico. Gli altri due non erano d’accordo. Geneviève trovava la ciocca bianca di Fred molto affascinante e Lorenzo la situazione piuttosto eccitante. Il rischio era minimo : era facile provare che Fred era uno sconosciuto incontrato per caso.
-        Conosco un posto dove Fred sarebbe al sicuro, riprese Lorenzo. Un’amica di mia madre vive in una casa isolata sulle pendici del Vesuvio, nei pressi di Torre del Greco. E un’originale. Vive da sola con tre o quattro gatti e molti libri. Non si interessa all’attualità. Non saprà di Fred, ne sono sicuro. Nemmeno un televisore c’è a casa sua ed è stata persuasa solo da poco di comprare un telefonino. E una pittrice. Ha imparato da bambina da suo nonno, che dipingeva vedute del Vesuvio per turisti. Oggi i turisti scattano le proprie foto ricordo e questa tradizione napoletana è sparita, ma lei continua a dipingere per il gusto : fiori, animali, alberi. Mi considera un nipote e sono sempre benvenuto a casa sua e anche i miei amici. Che ne dite ?
-        E un’ottima idea, disse Geneviève.
-        OK, mormorò Annie a fior di labbra.
-        Sono pazzi, commentò Brutus mentalmente.
Tornato dopo una telefonata di cinque minuti, Lorenzo annunciò :
-    Ci aspetta con piacere. Possiamo raggiungere Torre del Greco verso le sette. Adesso,   andiamo a portare la buona notizia a Fred !
 
14/KL
Lorenzo andò verso Fred e gli spiegò quello che tutti e tre avevano deciso, Fred fu d’accordo e espresse la sua gratitudine al terzetto. Domandò anche a Lorenzo di portargli un sandwich e una birra quando tornerà dall’autogrill.  Li aspetterà sul nel parcheggio.
I tre amici pranzarono velocemente. Annie era pensierosa e mentre beveva il caffè disse :
- Sono certa che Fred è immischiato nella  faccenda losca, se non ditemi perché
viaggiava in un autobus con un gruppo di turisti ? Certamente le sue finanze gli
permettono di fare altrimenti. Penso che ha fatto così per nascondersi.
- Oh, Annie, disse Geneviève, sei sempre sospettosa.
- E’ tu, Geneviève, sei troppo credulona. Non è vero Lorenzo ? Che ne pensi di tutte questo ?
- Veramente non lo so. Ma ci siamo bene comportati proponendo di aiutarlo. Adesso, andiamo in fretta, 
se volete arrivare prima la notte a Torre del Greco.
Quando arrivarono al banco, Fred non era più qui. Lo cercarono tutt’intorno ma secondo ogni evidenza Fred era sparito.
D’un colpo Brutus arrivò correndo e posò una busta ai piedi di Geneviève. Quest’ultima la aprì,
era una cartolina scritta da Fred :
“Grazie mille per l’amicizia che avete manifestato nei miei confronti. Ho deciso di partire. Non
voglio causarvi problemi.”
Non sapranno mai come Brutus aveva trovato la cartolina.
 
- Vedete, disse Annie, avevo ragione. Fred è certo colpevole, altrementi perché non ci ha aspettato ?
-   Basta di litigare!   Presto in carrozza !
 
Brutus saltò lestamente sul sedile dicendosi : “ Che sollievo! Adesso ho uno spazio largo per dormire 
e tra parentesi avevo ragione di non fidarmi di Fred. Niente vale più del  fiuto di un cane”.
Continuarono il viaggio in silenzio. Tutti erano stanchi e un poco nervosi. Verso le sette arrivarono a Torre 
del Greco.
 
15/ FT
Giunti alla casa di Sofia, l’amica di Lorenzo, la trovarono sorridente sulla soglia di una carina villa. Era 
una signora sui settant’anni dai capelli bianchi, vivace e cordiale. Abbracciò Lorenzo affettuosamente e disse :
-         Che piacere rivederti così presto e con due belle ragazze. Entrate e accomodatevi.
 
Il soggiorno occupava tutto il pianoterra. Ad ovest, la vista sul golfo di Napoli era stupenda. Su una parete 
si vedeva un’ eruzione notturna del Vesuvio, dipinta a guazzo. La colonna di fuoco si rifletteva nel mare 
nero e l’illuminava fino all’altra riva del golfo, dove due piccole sagome stavano in piedi controluce a 
godersi lo spettacolo.
-         E’ bellissimo, disse Geneviève
-         E’ di mio nonno, rispose Sofia, confesso che ne sono molto fiera.
Poi, Geneviève si fermò a lungo a guardare un quadro firmato dalla padrona di casa. Raffigurava un mazzo 
di rose tea : la fattura, la luce, i colori, il petalo caduto sul tavolo restituivano in modo straordinario la bellezza dei fiori insieme alla loro fragilità. Come se avesse indovinato i pensieri di Geneviève, Sofia recitò in francese :
-        Et rose, elle a vécu ce que vivent les roses....”
-         Lei parla francese ?
-         Per niente. Solo un ricordo delle classi di poesia francese. Ma basta con le bellezze naturali. Venite a bere un bicchiere di lacrima-cristi, prodotto da una mia vigna, un po’più in là sul monte. Poi, ceneremo presto e vi lascerò andare a letto. Dovete essere esausti. Mi dispiace, aggiunse,
 le due signore dovranno condividere la stessa stanza. Ci sono solo quattro camere da letto e sto aspettando un mio nipote che deve arrivare da Roma un po’ più tardi.
-         Questo ira molto bene a noi, disse Annie provando a parlare italiano.
 
Nella camera, mentre Annie stava addormendosi, Genevière tirò fuori dalla borsa dove l’aveva buttata la cartolina di Fred. Rappresentava un particolare del famoso mosaico di Pompei che ricorda la vittoria di Alessandro Magno sul re di Persia. Voltando la cartolina vide che, sotto la legenda “Dario III nella battaglia 
di Isso”, Fred aveva scritto : “Domenica 24”.
-        Come ha potuto sbagliare data ? si domandò. Oggi è sabato e lui lo sapeva perfettamente.
Poi notò che il III di “Dario III” era sottolineato. Ricordandosi che Brutus le aveva portato la busta scodinzolando, ciò che era il suo modo di dire “E’ per te”, si disse :
-         Sembra proprio un appuntamento per me, alle tre di domani nel museo archeologico, nella 
sala del mosaico ? Beh ! vedremo domani, per ora non ne posso più.
 
La mattina seguente, si svegliò di buon umore, si infilò di fretta la vestaglia e, scesa nel soggiorno, ci trovò Sofia, già vestita con cura, che, dopo le solite parole di cortesia, le disse avvicinandosi a un uomo seduto 
di spalle nell’angolo cottura :
-         Le presento mio nipote Carlo.
Alzandosi, l’uomo si voltò. Geneviève, che stava per dire “Piacere”, rimase a bocca aperta. Quello scemo 
dei bronzi etruschi, quel traditore, quel Don Giovanni da quattro soldi era lì, davanti a lei, con venti anni in più... ma ancora più bello.
 
Par Françoise ou Kyra
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Mardi 19 février 2008 2 19 /02 /Fév /2008 16:19
 N° 16/KL
- Non è vero! Tu, Geneviève, qui ! Sono molto lieto di incontrarti di nuovo. Ma sei bella come lo eri venti anni fa.
- No, non esagerare, ma anche tu non hai cambiato molto, hai soltanto alcuni capelli bianchi e qualche ruga. Assomigli sempre di più a Vittorio Gassman. E dov’èLaura ?
- Abbiamo divorziato undici anni fa. Laura non supportava di rimanere spesso sola a causa dei miei frequenti viaggi professionali.
- E non hai trovato una altra persona per rimpiazzarla ?
- Oh, sì, avevo avuto una compagna durante due anni ma lei mi ha abbandonato per la stessa ragione di Laura. E adesso sono troppo abituato a essere completamente indipendente e senza problemi famigliari. 
Mi godo la mia libertà.
Geneviève vide Annie che scendeva per le scale e le disse :
- Annie vieni qui, vedi chi è là ?
- Buongiorno ! E’ il nipote di Sofia ?
- Si, sono Carlo, il nipote di Sofia e anche un mio vecchio amico.
 
Annie si ricordò di ciò che Geneviève le aveva raccontato a proposito di un giovane collega di sua madre, 
un archeologo specializzato nella civilizzazione etrusca.
Geneviève finì la colazione e andò a vestirsi ed a svegliare Lorenzo. Improvvisamente
si sentì abbaiare e Brutus arrivò con la coda dritta seguito da un cane bianco con macchie marroni 
chiare il quale sembrava infelice. Brutus era gioioso e fiero “La mia padrone e la sua amica si sono trovati degli amici, ho anch’io il diritto di averne uno !”
Sofia e Annie esaminarono questo cane, molto carino, un Jack Russel autentico. Trovarono una medaglia fissata sul collare, il nome inciso sopra era “GRINGO” ma né l’indirizzo, né
il numero di telefono non erano indicati. Quando pronunciarono questo nome il cane accorse subito. Sofia disse che andrebbe a mettere un avviso nel caffè del villaggio. 
Infine Geneviève e Lorenzo scesero e ammirarono Gringo e dopo la colazione dichiararono
che dovrebbero affrettarsi di andare a Napoli per una passeggiata. Geneviève annunciò che
voleva andare nel pomeriggio al museo archeologico...
 
17/FT
-    Ma prima di andare, dovete bere una tazza di caffè, disse Sofia. E’ pronto.
Mentre lo bevevano, aggiunse :
-         Lorenzo, spero che hai l’intenzione di stare qualche giorno qui con le tue amiche. Siete tutti benvenuti a casa mia. E anche Brutus.
-         Dovevo partire domani per Bari dai miei amici Rossi, rispose Lorenzo, ma non c’è problema : possono aspettare un po’. Difatti mi piacerebbe molto visitare Napoli di nuovo con Annie e Geneviève. Che ne pensate, voi due ?
-         Non vogliamo disturbare.
-         Per niente. Allora siamo tutti d’accordo, concluse Sofia. Vi aspetterò stasera per cenare e nel frattempo, farò la baby seater con Brutus e il suo amico Gringo. Forse scopriremo chi sono i 
suoi padroni.
-         Non me la sento di visitare troppi monumenti e musei, disse Annie.
-         Ouf ! pensò Geneviève in francese.
-         Va bene, convenne Lorenzo. Stamattina, possiamo passeggiare nel centro storico e lungo il golfo, pranzare al ristorante, poi lasciare Geneviève ammirare da sola i capolavori del museo mentre noi due faremo quattro passi nella città vecchia. Ci ritroveremo verso le cinque in un 
caffè prima di tornare qui.
-         E tu, Carlo, cosa fai ? domandò Geneviève.
-         Oggi ho diversi impegni a Napoli e domani devo andare a Capri, nella villa dei miei genitori. Adesso sono in viaggio e ho promesso loro di aprire la casa e di rimettere tutto in ordine prima del loro ritorno fra due settimane. Se vi piace, potete venire a riposarvi qualche giorno con me. 
Ne sarei molto lieto. Ho una barca, è molto comodo per fare il bagno e nuotare lontano dalla folla.
-         Sei molto gentile. E’ un’ottima idea. Potremo andarci dopo aver visitato Napoli e i suoi dintorni, rispose Geneviève con l’accordo degli altri.
 
La mattina passò come previsto. Dopo pranzo, verso le due e mezzo, Geneviève lasciò Lorenzo e Annie per recarsi al museo. Alle tre, era nella sala del mosaico. Fred non c’era. Geneiève fece il giro della sala a guardare gli altri mosaici, poi ritornò verso quello della battaglia. Esaminandolo si dimenticò completamente di Fred, assorta nella contemplazione dell’ultimo sforzo dell’esercito persiano ammassato dietro il carro del re, sotto la selva delle lance. Però, alle tre e mezzo, si guardò intorno : l’amico misterioso non si era fatto vivo. Un poco delusa, Geneviève andò a visitare le altre sale dicendosi : “Ho sbagliato. Non era un appuntamento. Beh ! Non fa niente. Non sono neppure sicura di avere avuto voglia di rivederlo.”
 
Verso le cinque uscì dal museo per andare a raggiungere Annie e Lorenzo. Siccome la luce era ancora abbagliante, cercò nella borsetta gli occhiali da sole. Con suo grande stupore, infilata nella tasca esterna, 
ci trovò una lettera. Era di Fred.
 
18/KL
Geneviève si sedette su un banco nel giardino del museo e aprì la lettera. Fred le aveva
scritto :
“Geneviève cara,
“Dapprima La prego ancora di scusarmi : sono sparito subito perché realmente non volevo “causarvi 
dei problemi. Ero certo che tutti e tre non mi avevate creduto quando vi avevo “spiegato per quale 
ragione ero implicato nella faccenda di Jean-Christian. Le giuro che “tutto era véro. Dopodomani sarò già a Parigi e andrò a trovare la polizia e la giustizia. “La persona che ho incontrato qui mi ha dato dei documenti importanti che provano la mia “innocenza. La settimana prossima vedrete sui giornali che vi ho detto la verità !
“Sono certo che vi eravate domandati perché viaggiavo in autobus, no ? La ragione ne era “che così si può viaggiare in incognito ed era la sola possibilità per me di recuperare i “documenti.
     “Voglio convincerla particolarmente perché, Geneviève cara, ho molto apprezzato la Sua 
      “amicizia e Lei mi piace molto, è non soltanto bella ma intelligente e colta.                                                                                           
“Le propongo, se lo vuole, di incontrarci quando tornerò a Parigi. Le do il mio indirizzo “il mio numero di telefono : 13, boulevard d’Argenson a   Neuilly-sur-Seine
                                              Tel : 01 46 13 13 13
     “Vi auguro di passare alcuni dei giorni delle vacanze che restano in una maniera piacevole
“e spero di rivederLa. Fred
P.S. Bravo di avere decodificato il mio messaggio sulla cartolina. Ero certo che sarebbe        
          stata la sola persona che avrebbe potuto farlo.”
 
 
Si può dire che Geneviève fu piacevolmente sorpresa, aveva notato che Fred faceva in modo di 
essere sempre accanto a lei. D’altronde ammetteva che lei anche apprezzava Fred, era brillante e chiacchierare con lui era un vero piacere. Concludere che avrebbe un’attrazione particolare per lui 
non sarebbe realistico. Ma chi sa ciò che potrebbe succedere ?
 
Geneviève nascose la lettera in fondo alla sua borsetta. Una cosa le sembrava un poco strana, era l’indirizzo e il numero del telefono di Fred, tutti questi tredici....
E poi si disse : “Smetti di vedere dovunque degli enigmi !”
 
Camminando verso il caffè dove avevano fissato l’appuntamento, Geneviève decise di non dire 
niente ai suoi amici a proposito della lettera di Fred.
 
19/FT
Di ritorno a casa di Sofia, i nostri amici la trovarono che stava aspettandoli con impazienza.
-         Ho scoperto il padrone di Gringo, ma non ho potuto ancora parlargli. Nella panetteria del 
villagio laggiù, affisso sul banco c’era un volantino che menzionava la scomparsa di Gringo; 
c’era solo un numero telefonico. Ho provato a chiamarlo, ma il messaggio della segretaria telefonica era in francese e non ho capito niente. Uno di voi potrebbe chiamarlo ?
-         Certo, lo faccio io subito, disse Geneviève.
Dopo due squilli, sentì una voce maschile e indubbiamente francese rispondere : “Pronto”. Lei spiego 
nella loro lingua madre dove stava il cane e disse al suo interlocutore che poteva venire a prenderlo 
quando gli avrebbe fatto comodo.
-         Mi dispiace, non posso venire stasera, sono a Napoli e devo trascorrerci la notte.
-         Allora domani mattina, ma prima delle dieci perche dopo non ci sarà più nessuno a casa. Ma 
stia tranquillo. Gringo ha trovato qui un caro amico e non sembra affatto infelice.
-         Grazie mille, disse l’uomo. Mi presento : sono Eric Dujardin. Sarò molto lieto di fare la sua conoscenza e di ringraziare lei e anche i suoi amici.
-         Arrivederci, disse lei prima di riattaccare, già pensando ad altro.
“Devo fare il punto”, si disse Geneviève ritirandosi in camera dopo la cena. Stesa sul letto, si sentiva 
molto turbata non sapendo cosa pensare di Fred. Da un lato subiva ancora il suo fascino, ma dall’altro rimpiangeva i suoi rapporti un po’ più che amichevoli di un tempo con Lorenzo. “All’inizio tutto andava 
bene a Viareggio : erano piacevoli le passeggiate sulla spiaggia con lui, la nostra complicità quando abbiamo scoperto il senso nascosto del biglietto nella borsetta blu. Poi è arrivato Fred, brillante, affabile, gran parlatore. Ero lusingata dalle sue atenzioni verso di me. Naturalmente Lorenzo si è distaccato “Un donnaiolo” ha solo detto parlando di Fred. Aveva ragione. Guarda la sua lettera : troppi complimenti. 
Inoltre non è credibile il suo discorso. Che genere di documenti possono provare che uno non sia 
coinvolto in un traffico d’armi ? Se per caso fosse un agente segreto del governo, i doumenti non 
sarebbero da recuperare in Italia. Non è che io creda che sia implicato in questa faccenda, ma c’è 
qualcosa di dubbio nel suo atteggiamento. Doveva incontrare il misterioso Eric domani e 
apparentemente l’ha già visto. Eric...miodio ! Non si chiama Eric, il padrone di Gringo ? E, non ci avevo 
fatto caso allora, ma mi ricordo adesso che ha parlato dei miei amici. Come ha saputo di loro ? Gli ho 
solo dato il nome e l’indirizzo di Sofia e detto che io ero una sua amica che parlava francese. Punto. 
E molto strano. Che vogliono da me ?”.
 
Si mise a camminare su e giù nella camera, assorta nei suoi pensieri :”Dovrei confidarmi a qualcuno. 
Ma a chi ? Di sicuro non Annie, Fred le è stato sempre antipatico e adesso lei crede l’episodio finito. 
Lorenzo sarebbe la persona giusta, ma mi sembra che tra lui e Annie ci sia ora qualcosa di nuovo. 
E’ una semplice impressione, niente di preciso, ma non vorrei essere di ostacolo”
Mentre stava tornando a letto, Annie entrò.
-         Che fai qui dentro ? disse con voce allegra. E molto piacevole fuori. Sono andata fino al
 villagio con Lorenzo. Di notte, la vista è bellissima con tutte le luci di Napoli e quelle del 
golfo in basso e in alto il monte scuro con alcuni bagliori rossi verso la cima. Che 
meraviglioso paese. Mi sento ringiovanita da dieci anni,. E tu, cara, come stai ?
-         Benissimo, fece Geneviève, voltandosi verso il muro.          
 
 N° 20/KL
Geneviève non dormì bene, ebbe degli incubi fantastici dove erano mescolati i mosaici del museo con 
Fred seduto nel carro del re persiano perseguitando i poveri Brutus e Gringo... Si svegliò qualche volta 
ed ebbe difficoltà per addormentarsi di nuovo.
Le due amiche si svegliarono verso le otto, si preparono e scesero nel soggiorno. Durante la colazione 
parlarono del loro programma per la giornata. Carlo annunciò che stava per partire a Capri e reiterò il 
suo invito al terzetto. La decisione fu presa di andarci due giorni dopo permettendo così a Carlo di 
preparare la villa per riceverli. Erano quasi le dieci e mezzo, Eric non era ancora arrivato. Dato che Sofia 
propose di ricevere Eric per dargli Gringo, il terzetto decise di uscire per andare ad Amalfi.
Brutus era triste, il suo naso nascosto tra le zampe, appena aveva trovato un buon amico e
ahimè! i progetti stavano crollando.
Era una bella giornata, il golfo di Salerno era blu turchese ed i nostri protagonisti comminciarono con 
una passegiata lungo la spiaggia, poi andarono a visitare il Duomo di Sant’ Andrea, pranzarono in un 
ristorante molto piacevole, poi visitarono il Chiostro Paradiso. Malgrado la sua stanchezza Geneviève 
insisté affinché andassero al Museo della Carta a proposito del quale aveva letto un articolo interessante. 
Dopo una piccola sosta al bar tornarono a casa. Laggiù, scorsero da lontano, due macchine di polizia 
e alcuni poliziotti attornoa Sofia. Che cosa era successo ?
Sofia, lieta di vederli, riassunse la storia :
- Eric ha avuto un incidente gravissimo con la sua macchina la quale ha lasciato la strada a sette kilometri da qui, si è ribaltata più volte, poi è caduta in un fosso; Eric è morto sul colpo. I poliziotti hanno trovato nell’auto una carta con il mio nome, l’indirizzo e il numero di telefono, stanno facendo un’inchiesta, 
secondo le prime constatazioni la macchina era nuova, ma ciò nonostante, hanno trovato che il sistema 
di frenatura non funzionava, il pedale del freno era bloccato. Questo sarebbe piuttosto sospetto tanto più 
che il fosso non è così profondo per provocare un’avaria tanto importante. Ho spiegato ai poliziotti che Eric doveva venire qui per recuperare il suo cane.
      Non potete immaginare come sono contenta che siate qua !
- Sofia, prego, scusami di averti causato tanti fastidi; lascia che mi occupi di questo
      problema con i poliziotti, disse Lorenzo.
E poi, voltandosi verso Annie e Geneviève disse loro in francese :
-    L’accidenté  venait  chercher  seulement  Gringo, rien de plus. D’accord ?
-    Bien sûr, risposero in coro le due amiche ed entrarono dentro.       
Brutus, molto interessato da questi eventi rizzò le sue orecchie, ascoltò attentamente
domandandosi quale sarà adesso il destino di Gringo.
Lorenzo si diresse verso i poliziotti e disse loro :
- Sono a vostra completa disposizione.
 
21/FT
Entrati nella villa, i carabinieri si presentarono :
-         Sono il maresciallo Lucentini, disse il più anziano, e lui è il mio collega Fontanello. Come lei 
ha probabilmente capito, la morte del signor Dujardin potrebbe essere un omicidio. Dunque il sostituto procuratore ha richiesto un’inchiesta. Di conseguenza, il commissario Camilleri verrà             a vedervi domani alle nove.
-         Ma non abbiamo niente da dire. Non conoscevamo il signor Dujardin. Non abbiamo mai sentito parlare di lui prima della telefonata di ieri.
-         Certo, replicò Lucentini, il commissario vi spiegherà tutto. Arrivederci.
L’indomani alle nove in punto, accompagnato da una poliziotta molto carina, il commissario Camilleri 
arrivò. Era un uomo sui cinquant’anni, alto, calvo, affabile. Sistemato da Sofia nella camera lasciata libera 
da Carlo, fece entrare Geneviève per prima.
-         Si accommodi, prego, Signora Morel. Vorrei farle solo qualche domanda. Non la trattenerò a lungo. La signora Ventura ci ha detto ieri tutto ciò che volevamo sapere su di voi e sul vostro soggiorno in Italia. Però, dato certe informazioni che mi sono pervenute, ho bisogno di sapere esattamente cosa ha fatto ieri a Napoli ? E’ andata a visitare il museo archeologico ?
-         Sì, nel pomeriggio.
-         Perché ?
-         Perché sono una turista e come centinaia di turisti a Napoli volevo vedere le collezioni del
 museo, rispose Geneviève un po’ seccamente.
-         Ci è andata con i suoi amici ?
-          No. Ci sono andata da sola perché Lorenzo è già venuto spesso a Napoli e il museo lo 
conosce a memoria. Inoltre voleva fare compagnia a Annie che non è appassionata di archeologia e preferiva fare una passeggiata nel centro storico.
-         Certo. Lei ha incontrato qualcuno nel museo ?
-         Ma no.
-         Lei non ha mai incontrato il signor Dujardin ? o corrisposto con lui ?
-         Mai. Lo ho solo chiamato ieri sera su richiesta di Sofia Ventura, che voleva contattarlo per restituirgli il cane e siccome il signor Dujardin era francese, ho proposto di fare la telefonata.
-         Bene. Lei ha incontrato qualcuno in Italia che avrebbe potuto conoscerlo ?
-         Penso di no. Ma come mai potrei saperlo ?
-         Già. Non avete fatto conoscenza con altri ospiti alla Villa Tina a Viareggio ?
-         Come si fa conoscenza in albergo. Si saluta, si cambia qualche frase al ristorante. Niente 
di più.
-         Si ricorda per caso di qualche nome ?
-         No, mi dispiace.
-         Non fa niente. Ma allora mi domando come questo foglietto è andato a finire in tasca del 
signor Dujardin.
 
E le porse un pezzo di tavoglia di carta sul quale era scritto a matita : “ Geneviève Morel, bruna, statura media, capelli longhi, occhi verdi, museo archeologico di Napoli domenica 24 alle tre, adesso a casa 
di Sofia (nome ignoto) a Torre del Greco con Annie Martin-Brisson, Lorenzo Granville e il cane Brutus”.
- Non ne ho la minima idea, disse Geneviève mentre stava pensando :”Per fortuna, Fred ci ha invitati a cenare in un ristorante sul lungomare dove nessuno ci conosceva e non è entrato con noi nell’autogrill”.
- Non importa, stava dicendo il commissario. Adesso la lascio andare. Se lei si ricorda di qualque cosa 
che potrebbe essere utile all’inchiesta, me lo faccia sapere, per favore. Arrivederci.
E la riaccompagnò fino a la porta. Poi domandò di vedere Lorenzo.
Geneviève raggiunse Annie e Sofia nel soggiorno, ma in presenza della poliziotta, dovette stare zitta.
 
Par Françoise ou Kyra
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Mardi 19 février 2008 2 19 /02 /Fév /2008 16:15
22/KL
I due cani giocavano davanti alla porta e Geneviève guardandoli si disse : “Come eravamo ingenui ! 
Domenica, il fatto che Gringo fosse venuto da solo da Napoli a Torre del Greco non
ci apparve strano ! Adesso sono certa che Eric era venuto dintorni della villa, mi sto domandando se aveva abbandonato Gringo apposta con lo scopo di incontrarci”.
Geneviève provò di parlare in francese a parole coperte con Annie, ma la poliziotta lanciò a loro uno 
sguardo così fulminanate che Annie le fece segno di tacere.
Nel frattempo Lorenzo rispondeva all’interrogatorio. Le sue risposte furono pressapoco le stesse di 
quelli di Geneviève. Poi fu chiamata Annie. Il commissario le domandò :
-    Ieri a Napoli dove è andata con Signor Granville ?
-    Visitare il centro storico, poi a fare una passeggiata sul lungotevere.
-    Non siate andati al museo archeologico ?
-    No, devo confessare che l’archeologia non mi interessa molto, preferisco l’arte  medievole 
      E il Rinascimento            
-    Sa se la Signorina Morel ha incontrato qualcuno nel museo ?
-    Penso di no, non conosce nessuno a Napoli.
-    Alla villa Tina a Viarregio c’erano dei francesi ?
-    Si, un gruppo di turisti francesi arrivò la vigilia della nostra partenza.
-    Aveva fatto conoscenza con qualcuno ?
-    Non veramente. Ho parlato con alcuni tra loro a proposito del loro viaggio. Niente di più.
-    Bene, se lei si ricorda di qualcosa d’importante, la prego di farmelo sapere.
Il commissario andò nel soggiorno e domandò :
-    Quali sono i vostri progetti per la settimana ?
Lorenzo risponde :
-    Mercoledì avevamo l’intenzione di andare a Capri nella casa di Carlo, il nipote della 
Signora Ventura e volevamo restarci fino al sabbato mattina. La domenica le mie due amiche devono 
partire per Parigi, le condurrò all’aeroporto di Napoli e poi andrò a Bari.
Il commissario riflette un poco, andò sulla terrazza con la poliziotta, discussero insieme
poi tornò dicendo :
  Potete partire per Capri ma datemi l’indirizzo e il numero del telefono della casa dove
      soggiornerete in caso di bisogna.                
 
Quando andarono via, Sofia disse “Uffa!!! Quale storia, quale aventura e tutto questo a causa
di un piccolo cane”.
E Brutus sospirò e pensò : “Un piccolo e povero cane che è adesso un orfano!”
 
“ Sofia, ti prego apri il tuo bar, abbiamo veramente bisogno di una bevanda forte” disse
Lorenzo.
 
 
 
 
23/FT
Andato via il commissario, i tre amici decisero di salire sul Vesuvio accompagnati dai due cani. Era la 
loro ultima giornata a Torre del Greco e avevano bisogno di distendersi.
Nel frattempo, di ritorno al commissariato, Camilleri trovò sulla scrivania il rapporto tecnico sulla 
macchina di Dujardin. Il freno era stato guastato apposta. Dunque si trattava di un assassinio. “Un caso molto complicato”, si disse mettendosi a scrivere appunti :
 
-         Eric Dujardin : Francese. Assassinato per motivi ignoti. Guidava una macchina da noleggio.
 No documenti tranne la patente di guida francese rilasciata nel 1965. Nato il 17/05/1947 
a Parigi. Indirizzo probabilmente superato. Foto scattata 42 anni fa. Sembra sua, ma potrebbe anche essere di un altro. Incaricato da X di incontrare G. Morel domenica 24 nel museo. Non la conosceva Apparentemente non l’ha incontrata, dato che ha usato l’astuzia del cane smarrito 

per mettersi in contatto con lei.
-         Geneviève Morel : Non dice tutta la verità. Era al corrente dell’appuntamento fallito nel museo. Molto probabilmente conosce X.
-         Annie Martin-Brisson : coinvolta per caso nella faccenda. Sa di più di quello che ammette, ma tace per solidarietà.
-         Sofia Ventura : Sembra al di fuori di tutto. Secondo quello che ci ha detto ieri prima del ritorno 
dei francesi da Amalfi, ha ricevuto una telefonata da Lorenzo Granville sabato verso l’una. La chiamava da una stazione di servizio per domandarle di accoglierlo con tre amici. Quando è arrivato con le due donne, Sofia gli ha domandato dove era il terzo amico. Ha risposto che non 
si era spiegato bene : voleva dire che erano in tre. Sofia non ci ha fatto caso. Il terzo “amico” con ogni probabilità era X.
-         Lorenzo Granville : probabilmente anche lui coinvolto per caso, ma mente a proposito dell’
ospite sparito. Ha proposto a X di portarlo a Torre del Greco. Perché ? Era evidentemente una decisione improvvisa.
-         X : Era con i tre francesi all’una di sabato 23. Cioè nella stazione di servizio dove si sono 
fermati. Pensava allora di andare a Torre del Greco, ma qualcosa è successo. Come e perché era con i francesi ? Di sicuro, non li ha incontrati nella stazione, non era nemmeno un autostoppista. Dunque li ha conosciuti a Viareggio e stava viaggiando con loro.
 
In conclusione :
  1. Devo rivedere i tre francesi e minacciarli di accusarli di falsa testimonianza.
  2. Si deve anche indagare a Viareggio.
 
Alzò il ricevitore del telefono per chiamare il suo vecchio amico Giorgio Fortini , il commissario di 
Viareggio. ma fu interrotto da Silvana, la poliziotta carina, che avendo bussato alla porta, entrò e disse :
-         Mi scusi, Signor commissario, ma abbiamo appena ricevuto un e-mail dalla polizia francese. 
Eric Dujardin, nato a Parigi, il 17/05/1947 è morto il 12/11/2005 a Marsiglia dove faceva il cameriere.
-        Grazie, Silvana. Altro da dirmi ?
-        Si, i francesi sono qui. Desiderano vederla.                        
 
 
 
24/KL
Aspettando di essere ricevuti i tre amici continuarono a discutere a proposito dell’ atteggiamento da a
dottare durante l’intervista con il commissario. Mentre camminavano sulla pendice del Vesuvio 
soppesarono il pro o il contro di tutti i punti di cui volevano parlare al commissario.
Geneviève mostrò la lettera di Fred scusandosi di avere nascosto questo fatto. Alla fine tutti e tre si 
resero conto che nascondere una parte della verità poteva soltanto recare pregiudizio a loro e di 
conseguenza decisero di dire tutta la verità. Lorenzo era certo che la polizia indagherà a Viareggio e probabilmente anche alla stazione di servizio. Chi sa? Forse qualcuno aveva notato Fred laggiù.
Il commissario Camilleri entrò nella sala di attesa e li pregò di seguirlo nel suo ufficio e di sedersi, 
poi disse con una voce benevola :
-    Qual buon vento vi porta ?
Lorenzo rispose :
-     Primo, La prego di permettermi di parlare a nome mio e anche di quello delle mie due amiche.
Il commissario fece segno di assenso.
-     Signor commissario, vogliamo pregarla anche di scusarci per avere nascosto una parte   della 
verità; abbiamo paura di essere mischiati in questa faccenda strana, ma dopo avere riflettuto insieme, decidemmo di dirle tutto ciò che conosciamo a proposito di quest’affare.
Volevamo semplicemente trarci d’impaccio ma ci rendiamo conto che non era la buona   soluzione.
E Lorenzo spiegò tutto in dettaglio al commissario; quest’ultimo sembrò convinto dell’innocenza di 
Lorenzo e delle due donne. Li felicitò anche per la loro onestà e per il corraggio di prendere la buona decisione. E accompagnandoli verso l’uscita domandò alla poliziotta di notare gli indirizzi delle due 
donne a Parigi e quello di Lorenzo a Torino.
Il terzetto ritornò a Torre del Greco dove Sofia li aspettava con una cena squisita durante la quale 
Lorenzo le disse tutta la storia. Sofia anche li informò che aveva deciso di adottare Gringo, un cane così carino e così ben educato, non era umano mandarlo al deposito municipale o darlo alla “Società 
Protezione Aimali”. Quando Brutus sentì la buona novità, ebbe un sospiro di sollievo.
L’indomani mattino prima di partire presero tutti insieme la prima colazione e Sofia accese la TV per 
sentire le informazioni. Con stupore udirono l’ultima notizia :
 
“Oggi alle sette del mattino nel Hotel MAJESTIC a Napoli, la cameriera entrando in una “camera con il vassoio della prima colazione, ha scoperto il corpo senza vita di un certo “Frederic Maurin, un francese 
noto, collezionista di pistole antiche. Sul corpo non c’è né 
“ ferite, né tracce di strangolamento. La polizia ha aperto una inchiesta.”
                                                                                                                                  
25/FT
Dopo un momento di stupore, Lorenzo si rese conto che Geneviève era pallida come una morta.
-         Dai ! le disse abbraciandola affettuosamente. E’ una notizia tragica e siamo tutti scossi, 
ma adesso non c’è niente da fare e dobbiamo partire per Capri. Pensa a Carlo che sta aspettandoci alle undici e ai tre giorni meravigliosi davanti a noi. 
I tre francesi seguiti da Brutus, malinconico anche lui, salirono nella vecchia Fiat di Sofia che doveva 
portarli al porco d’imbarco a Napoli. Giunti là, baciarono calorosamente l’amica ringraziandola di tutto 
quello che aveva fatto per loro.
- E’ stato un vero piacere, rispose. Comunque vi aspetto sabato per un’ultima notte a casa 
mia. Buon soggiorno a Capri. Baci a Carlo.
 
Sulla nave, Geneviève si sedé pensierosa su una panchina, lasciando Lorenzo e Annie camminare 
su e giù sul ponte. Non poteva fare a meno di pensare a Fred. Chi era stato ? Un uomo onesto colto malgrado lui in un affare losco finito tragicamente o un personaggio di romanzo noir ? Si domandava 
anche se c’entrassero nella sua morte le loro dichiarazioni al commissario. Probabilmente no. Chi 
avrebbe potuto sapere quello che avevano detto ? E tanto rapidamente ? Però provava un senso di colpevolezza. E cosa pensare della sua scomparsa : assassinio, suicidio o morte naturale ? A un tratto 
ebbe voglia di rileggere la sua lettera. L’aveva consegnata a Camilleri dietro sua richiesta, ma ne aveva 
fatto una fotocopia prima di recarsi al commissariato. Tirò fuori dalla borsetta la busta di Fred che aveva tenuta per infilarci la fotocopia. Aprendola, si accorse che c’era qualcosa di scritto in basso all’interno, 
una sola riga poco visibile. Strappò la busta e ci lesse : “Dominique Gendel, 5 rue Saint-Jacques, Paris”. Turbata da quello che le sembrava un messaggio d’oltretomba, si ricordò che Dominique era il nome 
della persona che aveva firmato il biglietto della borsetta blu. Dopo un minuto di esitazione, pensò :
 “Questo poi è troppo. La commedia è finita, almeno per quanto mi riguarda”.
 
Del resto stavano arrivando a Marina Grande, il porto di Capri. Lorenzo e Annie, avendo scorto Carlo sul 
molo gli facevano grandi segni con la mano. Geneviève li raggiunse e scesero insieme.
-         Benvenuti a Capri, disse Carlo baciandoli. Sono venuto con la barca; è più commodo della macchina per raggiungere la villa nei pressi di Marina Piccola, sulla riva opposta dell’isola. 
Vedo che le vostre borse sono leggere e spero che salirete facilmente la sessantina di scalini che conducono alla casa. Vi aiuterò.
 
Sulla barca che stava aggirando Capri ad est, Geneviève, mentre ammirava la massa imponente dell’i
sola, la stupenda bellezza del mare e degli scogli scuri che ne emergevano, godendosi anche il calore 
del sole sulle spalle, comminciò a dimenticare a poco a poco l’incubo delle ore precedenti. Con la coda dell’occhio notò metà divertita, metà invidiosa che Lorenzo, avendo trattenuto Annie per impedirle di 
cadere, la stringeva fra le braccia un pochino più a lungo del necessario.
 
Un mezz’ora dopo, Carlo fermò la barca ai piedi della parete rocciosa nella quale erano tagliati gli scalini 
da salire. Il posto era bellissimo : un piccolo promontorio alla cima del quale si ergeva una casa dal tetto a terrazza, abbastanza antica, rimodernata grazie a due vetrate sui lati opposti del soggiorno.
                                                                      
26/KL
Ciascuno dei tre amici ebbe una camera da letto con una bella vista dalle finestre. Si
sistemarono presto e Carlo li chiamò per pranzare sulla terrazza. Un pranzo molto piacevole, Carlo era 
veramente un buon cuoco.
 
Dopo il pranzo andarono a fare una passegiata lungo la baia di Marina Piccola, ammirarono
lo Scoglio delle Sirene e la bella spiaggia. Si riposarono sulla piazzetta aspettando Carlo il quale 
invitarono a cenare al ristorante. Ritornando a casa erano morti di stanchezza e dormirono cullati dal 
fruscio delle onde.
 
L’indomani Carlo li condusse in macchina a Anacapri e tutti insieme presero la seggiovia per 
raggiungere la vetta del Monte Solaro, rallegrandosi, nel frattempo, di una splendida vista su Anacapri 
e sul Golfo di Napoli. Lassù visitarono i resti del “Fortuni di Bruti”e poi si rilassarono in un bar 
ammirando il paesaggio dal quale non si poteva stancarsi.
 
Dopo Carlo li condusse dalla viale Axel Munthe fino alla villa San Michele costruita da Axel Munthe che 
visse qui più di cinquante anni; questa villa appartiene adesso al Centro culturale svedese che l’ ha 
trasformata in un museo e anche ci ha organizzato alloggi per scrittori, artisti e ricercatori svedesi. La 
villa è circondata da un giardino di rara bellezza e da un parco naturale per la protezione degli uccelli 
migratori e della vegetazione mediterranea.
Di laggiù il piccolo gruppo andò ad Anacapri, si fermò davanti alla Casa Rossa così sorpredente e tornò 
a casa.
 
Mentre Carlo preparava, con l’aiuto di Annie, delle bevande dissetanti accompagnate dai cantuccini, 
Geneviève andò nel giardino con Brutus per farlo correre e quando tornò sentì la voce di Lorenzo che 
stava leggendo il giornale che aveva comprato sulla piazza Vittoria a Anacapri :
 
“L’inchiesta della polizia italiana a proposito della morte di Fredéric Maurin continua, ma i “resultati sono strani. Sarrebbestatoavvelenato da una inalazione di una tossina derivata dai “semi del ricino comune, si chiama “ricina, pianta al veleno-killer”, la forma gassosa è utilizzata “oggi dai terroristi, questo veleno 
agisce sulle cellule bloccandone la sintesi delle proteine.
“La forma per inalazioni provoca danni ai polmoni e può uccidere nell’arco di tre ad otto ore.
“Questo vorrebbe dire che qualcuno utilizzò uno “spray” con questo veleno nella camera del “Signor 
Maurin mentre lui dormiva, non può essere un suicidio perché la polizia non ha trovato “la bombola. 
 
“D’altra parte perché è stato ucciso ? Secondo un articolo pubblicato ieri dalla stampa francese 
la polizia francese ha scagionato il Signor Maurin per la faccenda di traffico di armi, aveva la prova che 
l’unica cosa che F. Maurin ha fatto era di proporre al suo amico (coinvolto in questo “traffico) di pagare 
la cauzione che lui non era in grado di pagare.   Il misterio resta irrisolto.
“Chi lo ha ucciso e per quale ragione ?"
                                                                                                             
27/FT
Vedendo l’aria interrogativa di Carlo, Lorenzo gli spiegò come erano stati coinvolti a loro insaputa in quell’avventura tragica.
-        Siamo un po’ scossi, concluse, perché sembrava un uomo abbastanza simpatico, ad ogni 
modo fuori del comune e divertente. E poi, aggiunse sorridendo, a quanto pareva trovava
 la nostra brunette molto attraente.
Quest’ultima osservazione assieme allo sguardo di Carlo apposto su di lei mise Geneviève a disagio 
e lei rimase pensierosa durante tutta la cena. Comunque erano tutti stanchissimi e finito il pasto 
andarono a letto senza indugio.
 
Prima di addormentarsi, una volta di più, Geneviève si mise a pensare a Fred. Se non era implicato 
in un traffico d’armi, di sicuro era coinvolto in un affare criminale come lo provava la sua morte e quella 
di Eric. Ma quale ? E a che titolo ? “Boh ! si disse, questo non mi riguarda più”, mentre in fondo alla sua mente un diavoletto le sussurrava : “A meno che, di ritorno a Parigi, tu vada a fare un giro dalla parte di Dominique”. “Neanche per sogno” replicò lei, chiudendo gli occhi.
 
L’indomani, verso le dieci, tutti si ritrovarono attorno alla tavola del soggiorno a fare colazione. Riposati, rallegrati dal sole che brillava gradevolmente, avevano superato la tristezza della sera precedente.
-         Per la vostra penultima giornata di vacanze, disse Carlo, vi propongo di fare il giro 
dell’isola in barca. La donna di servizio ci ha preparato un picnic, senza dimenticare una 
o due bottiglie di vino bianco che terremo in fresco nel mare. Potremo visitare le grotte e 
fare il bagno in posti bellissimi ignoti ai turisti.
-         E dopo, vi invito tutti e tre a cenare in un ristorante simpatico, concluse Lorenzo.
 
Fu una bellissima giornata dedicata al sole, al mare, ai giochi di luce nella penombra delle grotte, 
al piacere di sentirsi bene, ma anche all’amicizia, alla complicità che stava sviluppandosi tra i quattro 
nuovi amici.
 
Nel tardo pomeriggio, al ritorno dalla gita, prima di fare la doccia, Geneviève andò sulla terrazza a 
godersi un ultimo bagno di sole. Estesa bocconi su un materasso si mise a pensare a Carlo. “Sono 
stata ingiusta con lui, si disse. Non è affatto il Don Giovanni che la mia immaginazione di fanciulla 
aveva creato. E piuttosto simpatico : intelligente, certo; generoso, probabilmente; seducente, senza 
dubbio e più che venti anni fa. Era allora il Vittorio Gassman di Il sorpasso, latin lover e gran parlatore. Adesso sarebbe piuttosto quello di Profumo di donna, più vissuto, meno espansivo. Era strano 
rivederlo così, ma finite le vacanze, secondo ogni probabilità, non ci vedremo più. Peccato”.
 
A questo punto, vide un’ombra avvicinarsi sul pavimento della terrazza, mentre Carlo le stava dicendo :
- Lo sai, Geneviève, che devo andare a Parigi a novembre. Il museo del Louvre organizza un simposio sui bronzi antichi e mi hanno domandato di parlare delle ricerche che stiamo facendo alla Sapienza. Credo che anche tua madre ci debba partecipare.
- Allora devi assolutamente venire da noi, disse Annie che era arrivata nel frattempo. Abbiamo 
una camera degli ospiti ed è molto comodo andare da Neuilly al museo. Ci vuole appena una mezz’ora.
 
28/KL
La sera i quattro amici andarono a cenare al ristorante sulla bella piazzetta del villagio. Decisero
di non parlare durante la cena della strana avventura che era successa loro.
-    E’ peccato che dopo domani dobbiamo separarci. Ci intendiamo così bene tutti i quattro! disse 
     Geneviève
-    Ma la separazione non sarà lunga . Carlo verrà a Parigi in novembre, e Lorenzo pensa di venire in dicembre per il Natale, rispose Annie.
E Geneviève si disse che l’amicizia tra Annie e Lorenzo sembrava essere sempre più stretta.
 
Quando tornarono a casa, Brutus fu molto felice perché era solo tutta la giornata. Ma   doveva 
ammettere che non era un fan delle passeggiate in barca.
Lorenzo notò che c’era un messaggio sul suo telefonino che aveva lasciato a casa. Il messaggio 
era del Commissario Camilleri che domandava di chiamarlo, senza fallo, sabato mattina alle otto. 
Cosa che fu fatta l’indomani. Il Commissario gli disse :
-     Volevo tenervi al corrente a proposito dell’ affare Maurin e anche domandarvi se avete dell’ 
informazioni concernente un certo Dominique Gendel. Questa persona mi ha chiamato da Parigi, due 
giorni fa. Era vecchio amico de F. Maurin, fu contatto dalla polizia parigina a proposito di uccisione di 
F. Maurin e aveva ricevuto il permesso di venire a Napoli per rimpatriare il corpo di Fred dato che quest’ultimo non ha più nessuno della sua famiglia ma possiede una cripta famigliare al cimetiere di Neuilly. Ma, non è tutto, ieri il Commissario Rivière, una collega francese che conosco bene, mi ha 
chiamato da Parigi. Indovinate
perché ! L’appartamento di Fred a Neuilly è stato svaligiato. Malgrado un sistema sofisticato 
dell’allarme, lo svaligiatore è entrato dal balcone. Ha tagliato i vetri della porta e poi le vetrine dove si trovavano le pistole antiche. Tutta la collezione è scomparsa.  Tutto è stato fatto senza rumori, i vicini non hanno sentito niente. Il solo indizio che la polizia ha trovato era un pacchetto vuoto di sigarette della 
marca italiana MS !!!
 
-     Questo è realmente incredibile. Vuole dire che lo svaligiatore sarebbe italiano ?
       disse Lorenzo.
-      Non lo sappiamo ancora. Stanno esaminando le impronte digitali e i DNA che ci trasmetteranno. 
Signor Lorenzo, ho un’altra domanda da farle. Il Comissario Rivière mi ha domandato se F. Maurin 
aveva un telefonino perché potrebbe trovare delle informazioni sui numeri di telefono in memoria, 
i numeri di persone che l’avevano chiamato e forse qualche messaggio lasciato che lui non ha avuto il tempo di cancellare.
I miei poliziotti non hanno trovato né agenda né telefonino nella sua camera, ma Lei e le due donne 
avevano notato se ne aveva uno ? domandò il Commissario.
Lorenzo rispose :
-      Per quanto mi riguarda, non ho visto mai Fred Maurin con un telefonino e non lo sentivo mai parlare
 di Dominique Gendel. Ma credo che le mie amiche si stanno svegliando, porrò loro queste due 
questione e lo chiamerò un poco più tardi.
-     O.K.! tra poco allora !
 
 N° 29 /FT                                              Epilogo
 
Un anno è passato. Adesso, Genviève si trova nel aereo per Roma, ma stavolta è sola. Va a ritrovare i
l marito Carlo. Si sono sposati la primavera scorsa, ma hanno deciso di vivere ciascuno nel proprio 
paese, lui a Roma, lei a Parigi. Però si incontrano spesso, durante i week-end e le vacanze. Quando 
lei se ne va, Brutus rimane a Neuilly dove si sente bene particolarmente quando le figlie di Annie 
vengono a vedere la mamma. Juliette e Chloé viziano il vecchio cane che prova verso di loro dei 
sentimenti da nonno. Lorenzo viene spesso a Parigi a vedere i genitori e la figlia e non manca mai 
di visitare Annie o di portarla al ristorante o a teatro. Però il flirt iniziato tra loro a Capri non si è 
trasformato in un legame più forte. Forse più tardi, chi sa ?
 
I ricordi dell’estate scorso assalgono Geneviève. “E dire che eravamo andate in Italia per riposarci in 
posti tranquilli”, si dice...”Un’ottima idea ! Che strana avventura, nella quale tutta l’apparenza ingannava : Fred, un trafficante d’armi o d’altre cose ? Falso ! Eric, un suo alleato ammazzato mentre stava 
aiutandolo ? Falso ! Dominique, un massone che combinava affari criminali ? Falso ! Il biglietto 
della borsetta blu, un messaggio cifrato per ingannare nemici ? Falso ! Lo svaligiatore del 
Bd d’Argenson, un italiano ? Falso !”.
 
La rivelazione della verità era venuta da quest’ultimo. Era, per così dire, un svaligiatore di professione, francese (il pacchetto di sigarette era un inganno). Arrestato grazie a qualche goccia di sangue 
rimasta su una scheggia di vetro, aveva confessato tutto quello che sapeva, ciò che non era un 
gran che, ma fu l’inizio dell’inchiesta. Di fatto, era stato impegnato da un’organizzazione di spionaggio industriale che era alla ricerca di un documento sparito, una volta nascosto nella pistola acquisita da 
Fred a Pisa. La gang l’aveva sistemato nell’arma probabilmente per passare la dogana più facilmente 
con tutti i documenti regolari forniti dal banditore dell’asta. Uno di loro doveva comprarla alla vendita 
a tutti i costi, ma aveva avuto un incidente stradale e non era riuscito ad esserci in tempo.
 
Quanto a Fred, lui era soltanto alla ricerca di pistole preziose, con l’aiuto di Dominique, un antiquario. 
Erano amici fin da bambini e, per scherzare, continuavano a scriversi biglietti criptati come lo facevano quando erano insieme a scuola. Quello della borsetta blu aveva per solo scopo di fissare a Fred un appuntamento con Eric, uno dei loro “procacciatori” in Italia, dove si era sistemato sotto un falso 
nome in seguito a certi problemi in Francia. Conosceva benissimo l’ambiente degli antiquari e dei collezionisti e era allora a Napoli sulle tracce del proprietario di un’arma eccezionale del primo 
ottocento, alla quale Fred si interessava.
 
Contattato dalla gang, Eric aveva accettato di provare a ricomperare la pistola da Fred per conto loro. 
Aveva domandato una somma abbastanza importante e si era fatto pagare in anticipo. Poi, aveva 
detto loro che Fred non aveva più la pistola e aveva rifiutato di restituire il denaro. Siccome poteva 
essere anche un testimone pericoloso, l’avevano ucciso. Era lui che aveva infilata la lettera di Fred 
nella borsa di Geneviève e stava per contattarla a quanto pare per ottenere certe informazioni 
personali da lei come il suo indirizzo a Parigi.
 
Scomparso Eric, l’unica speranza della gang era in Fred stesso. Uno di loro si era introdotto nella 
sua camera al’Hôtel Majestic. L’aveva addormentato col gas per perquisire la stanza con comodo. 
Però di fatto, la pistola non c’era. E così, pensando che Fred l’avesse forse mandata a Parigi, 
avevano fatto svaligiare l’appartamento di Neuilly.
Naturalmente ci vollero mesi alla polizia francese e a quella italiana, aiutate da Interpol, per giungere 
a queste conclusioni. E ancora adesso certi particolari sono solo ipotesi verosimili.
 
Gli agenti dell’organizzazione non si conoscevano tra loro e sapevano solo quello che dovevano fare. 
L’uomo che si era messo in contatto con Eric, arrestato a Salamina qualche mese più tardi, era un 
po’ più al corrente degli altri, ma non abbastanza per chiarire tutti i punti. e non era stato possibile 
risalire ai dirigenti dell’organizzazione, né sapere dove erano andate a finire le pistole dell’
appartamento di Neuilly e quella acquisita a Pisa.
 
Adesso, l’aereo sta arrivando a Roma. Mentre allaccia la cintura di sicurezza, Geneviève si dice, 
sorridendo : “Tutto sommato, in un certo senso, era anche un traffico d’armi”.
 
FINE
 
 
 
 
 
Par Françoise ou Kyra
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